08 dicembre 2013

Perché i prodotti si guastano dopo qualche anno o qualche mese?

   Vi siete mai chiesti perché certi giocattoli si rompono subito?
   Perché è così faticoso trovare pezzi di ricambio per un elettrodomestico?
   Perché il computer che avete in casa dopo pochi mesi è già diventato un pezzo da museo?

   La risposta è più semplice di quanto, forse, immaginate e si racchiude in appena due parole:

obsolescenza programmata.

   Significa che vi sono prodotti che vengono progettati e costruiti per durare poco, rompersi in fretta ed essere così continuamente sostituiti.

   Il ragionamento è impietoso ma chiaro: sembra che il sistemo economico-monetario che regola la nostra società stia in piedi solo se si continua a "consumare" senza sosta e per avere la certezza che ciò avvenga occorre creare il "bisogno", la "necessità".
   Quindi, cosa c'è di più efficace del mettere a disposizione dei consumatori oggetti pensati e realizzati per durare poco, in modo che vengano costantemente ricomprati?

Per approfondire l'argomento guarda il video:

01 novembre 2013

Il presente è così com'è

Il presente a volte è inaccettabile, sgradevole o brutto!

È così com'è.
Guarda come la mente lo etichetta e come questo processo di classificazione, questo continuo giudicare, crea dolore e infelicità. Osservando i meccanismi della mente, esci dai suoi schemi di resistenza e puoi permettere al presente di essere ciò che è. Ciò ti darà un assaggio dello stato di libertà interiore dalle condizione esterne, dello stato di vera pace interiore.
Poi guarda cosa succede e agisci se necessario o possibile.

Prima accetta, poi mettiti in azione. A prescindere da cosa racchiuda il presente, accettalo come se lo avessi scelto. Collabora sempre, non agire contro di esso. Fattelo amico e alleato, non nemico. Tutto questo trasformerà miracolosamente la tua vita.

[Da "Il potere di Adesso" di Eckhart Tolle]

Il grande filosofo Aristotele riassume il concetto sopra descritto e ben sviluppato da E.Tolle con questa massima:
Se c'è soluzione perché ti preoccupi?
Se non c'è soluzione perché ti preoccupi?


26 settembre 2013

Corso sul benessere e qualità della vita

Se c'è qualcosa a questo mondo che non va,
l'importante è seminare qualcosa di buono.
E' necessario aver pazienza,
perché la pianta non nasce il giorno dopo che hai piantato il seme.
E non cresce nemmeno tirandola a forza.

Cos'è la scuola di vita?
È un percorso originale, dove sei appassionati docenti si mettono a disposizione degli allievi per suscitare in loro la scoperta delle proprie inclinazioni, aiutandoli a svilupparle mediante temi riguardanti la psicologia, l'esperienza personale del proprio corpo, il rilassamento, la meditazione.
Ma non solo!
Verranno date tutte le informazioni necessarie per proiettare tali passioni al mondo esterno, con i mezzi informatici messi a disposizione dalla rete Internet.

Se sei interessata/o, curiosa/o, o anche scettica/o ti aspettiamo.

Noi siamo:
7 lezioni di 4 ore ciascuna, un sabato al mese,
dalle 9 alle 13, per un totale di 28 ore di corso,
si terranno nelle giornate indicate più sotto.

Il corso avrà un costo totale di euro 149
per chi si iscrive entro il 5 Ottobre 2013
(euro 200 per chi si iscrive entro il 18 Ottobre 2013).

N.B.: il costo del corso è stato contenuto al minimo per permettere a chiunque di partecipare
Per ulteriori informazioni e modalità di pagamento rivolgersi ai seguenti recapiti:
Tel.: 349 5651897 - e-mail: scuoladivita.com@gmail.com


PROGRAMMA DEL CORSO

1° Incontro 19 Ottobre 2013
Presentazione dei docenti
Linee guida per una buona fruizione del corso


2° Incontro 16 Novembre 2013
Lo strumento chiamato Volontà
Rilassamento Vipassana


3° Incontro 14 Dicembre 2013
Gli stati di coscienza normale e modificata

4° Incontro 18 Gennaio 2014
Lavorare in Team
Il Web come risorsa: ricerca info & blog.


5° Incontro 15 Febbraio 2014
Biblioterapia, Lettura e Scrittura
Il Blog come apertura di sé al mondo


6° Incontro 15 Marzo 2014
Rilassamento ed effetto sul corpo
La rabbia: conoscerla, esprimerla, dominarla


7° Incontro 12 Aprile 2014
Noi e le nostre dipendenze
L'autostima consapevole
L'autorilassamento


Sede di svolgimento: Verona

Fonte e altri dettagli sul corso: www.scuoladivita.com

30 luglio 2013

L'Economia Della Felicità: Un manifesto Antiretorico

Un interessante e importantissimo video, che ci indica la strada da seguire!
Un tipo di economia vincente che risolverà la crisi economica e ambientale attuale.
Ognuno faccia la sua parte!



Helena Norberg-Hodge ci elenca otto scomode verità sulla globalizzazione.

Qualche fotogramma che definisce lo stato di salute della civiltà occidentale e poi l'elenco di cosa non funziona, di come biologicamente e culturalmente, la nostra idea di esistenza si sia tramutata in spirito di sopravvivenza, con pochi slanci di vitalità e tanti momenti di sconforto.

Un mercato capitalista che promuove eccessivamente la liberalizzazione del traffico commerciale, senza tenere conto delle diversità di popoli e nazioni, è un sistema che rende infelici.

Questo è l'assioma della regista, appassionata attivista ambientale alla ricerca di sguardi autentici sparsi nel mondo, dalla freschezza del 'piccolo Tibet' alla confusione delle grandi metropoli americane.

Il viaggio comincia in Ladakh, una delle più alte e abitate regioni dell'Himalaya, dove ogni individuo partecipa e contribuisce al benessere della comunità. Vitali e socievoli, con radici ben piantate in terra, i tibetani che vivono lassù sono felici, si nutrono con i prodotti della loro terra, seguono il ritmo naturale delle cose, apprezzano la ricchezza del silenzio.

Ma anche qui, in uno dei luoghi più belli dell'intero pianeta, apparentemente inattaccabile dall'arroganza del mercato globale, si è instaurato un regime occidentalizzato.

Non sapevano nemmeno cosa fosse la Coca-cola ma ora lì, come altrove e ovunque, uno dei più prodigiosi simboli americani si è insediato con forza, trasportato con fatica su strade ripide e vertiginose.

Il documentario-manifesto della Norberg-Hodge punta il dito sull'imprenditoria globalizzata e argomenta la questione, portando esempi di piccole culture locali, dove la parola petrolio non si usa più e la definizione di felicità riconquista il suo vero significato.

Tra interviste ai luminari del mercato globale (Vandana Shiva su tutti) e il parere della gente comune, si fa strada una soluzione per combattere lo stress di una vita troppo bombardata da messaggi pubblicitari e troppo sotto pressione; le persone capiscono il nesso tra cambiamento climatico, instabilità economica globale e la loro personale sofferenza - stress, solitudine, depressione - e in questa consapevolezza si inserisce la potenzialità di un movimento che potrebbe cambiare il mondo.

Scendere al mercato a comprare le verdure piuttosto che dirigersi nel grande centro commerciale fuori città, dotato di comfort e comodità che ci fanno credere indispensabili, è il primo passo per aiutarci a riscoprire le relazioni essenziali sia con il mondo vivente che con i nostri simili.

La catastrofe ambientale ci aspetta e portare l'economia vicino a casa non ci renderà così impermeabili da farci smettere di preoccuparci per il nostro pianeta. Al di là di ogni falsa retorica e al di là del più ingenuo ottimismo.

L'economia della felicità racconta puntualmente cosa, di giorno in giorno, tutti - ma soprattutto gli occidentali - potrebbero fare per migliorare il proprio stato di salute e quello degli altri. Una sorta di manuale no-global che fa ben sperare sul nostro futuro.

24 luglio 2013

Migrare a LibreOffice: si può fare, si deve fare

La comunità LibreOffice si riunisce a Milano per la conferenza annuale, dal 25 al 27 settembre 2013

"Migrare a LibreOffice: si può fare, si deve fare": il 27 settembre 2013 la comunità italiana del software libero a Palazzo Marino per dare un segnale forte alle aziende e alle pubbliche amministrazioni

Milano, 25 luglio 2013 - The Document Foundation, l'organizzazione no profit che coordina lo sviluppo di LibreOffice, la migliore suite libera per ufficio nella storia del software open source, organizza il proprio incontro annuale - chiamato LibreOffice Conference - a Milano, dal 25 al 27 settembre 2013, nelle aule del Dipartimento di Scienze dell'Informazione dell'Università Statale.

Il 27 settembre, parallelamente alle sessioni in inglese della conference, presso la Sala Alessi di Palazzo Marino, sede del Comune di Milano, si terrà il seminario in italiano "Migrare a LibreOffice: si può fare, si deve fare", un appuntamento che la comunità italiana del software libero dedica sia al mondo delle aziende che a quello delle pubbliche amministrazioni.

Nel corso della conferenza, verrà annunciato il Protocollo di Migrazione creato dalla Document Foundation per aiutare le aziende e le pubbliche amministrazioni che intendono migrare a LibreOffice. Il protocollo è una metodologia sviluppata raccogliendo e condividendo le esperienze di maggior successo nel corso delle migrazioni avvenute negli ultimi anni.

Inoltre, verranno presentati due grandi progetti di migrazione a LibreOffice nella pubblica amministrazione italiana: LibreUmbria, progetto della Regione Umbria, e Provincia di Bolzano. In entrambi i casi, il progetto comprende più strutture, e interessa migliaia di utenti. Nel caso della Provincia di Perugia, la migrazione dei primi 1.000 utenti ha permesso di risparmiare circa 200.000 euro rispetto alla scelta della soluzione proprietaria.

Dall'inizio del 2012 a oggi sono migrati a LibreOffice, da soluzioni proprietarie o da OpenOffice, gli ospedali di Copenhagen, le città di Monaco di Baviera in Germania, Largo in Florida, USA, Limerick in Irlanda, Las Palmas in Spagna, Vieira do Minho in Portogallo, Lemi in Finlandia, Kalamarià e Pilea-Hortiatis in Grecia, le scuole delle regioni di Parigi e Bruxelles e della città di Sollefteå in Svezia, e nove ministeri del governo francese.

LibreOffice è una suite libera per la produttività individuale sviluppata da una comunità internazionale di oltre 3.000 volontari, tra cui circa 700 sviluppatori, che può essere scaricata e utilizzata gratuitamente per qualsiasi tipo di impiego, anche commerciale. E' disponibile sul sito http://www.libreoffice.org, dove si trovano anche maggiori informazioni sulla conferenza.
La comunità italiana ha un sito all'indirizzo http://www.libreitalia.it, dove ci sarà una sezione dedicata alla conferenza e in particolare all'evento del 27 settembre.
--
Italo Vignoli - The Document Foundation

Per approfondire l'uso di LibreOffice, consulta www.pcdazero.it/4005gratis.php

07 luglio 2013

Risvegliare l'anima ... per la guarigione, l'evoluzione e per vivere in armonia.

Rettificare le disarmonie della nostra vita, riequilibrarla, riarmonizzarla, è sempre possibile.
Nello spazio dell'anima, sacralizzata da pensieri maturi ed elevati, da emozioni superiori e da un comportamento coerente e purificato, si consuma lo straordinario processo alchemico che trasforma le esperienze inferiori della natura umana per la crescita psicologica e per la realizzazione spirituale. Ogni giorno può rappresentare l'opportunità che vede nascere un uomo nuovo, illuminato, liberato da paure e condizionamenti; il primo giorno che inaugura una vita rinnovata, maturata, pacificata, alimentata, in modo costante e continuo, dall'"acqua viva" che zampilla dalla sorgente inesauribile della vita, fonte infinita di verità, amore, saggezza, bellezza, armonia...

Assumendoci la responsabilità di cambiare la propensione all'egoismo, alla malvagità, al potere, alle bramosie, alla pulsionalità collegati alla natura umana ci liberiamo dei pesanti ingombri del passato e dai vecchi e inutili vincoli di antichi stili di vita, ormai inadeguati e sterili. Senza questi viluppi diventiamo liberi e leggeri, aperti senza pregiudizi alle infinite opportunità che la vita ogni attimo propone, in grado di operare scelte esistenziali elevate e mature, con leggerezza generosità e con la gioia di portare intorno a noi la vita.

Per risvegliare l'uomo nel profondo bisogno di rendere autentica, liberata, completa la sua esistenza è necessario far risorgere l'anima, nutrirla, realizzarla. Per ristabilire il primato dell'amore, della gioia, del benessere, della leggerezza nella propria vita si deve risvegliare l'anima. Solo in questo modo si può procedere lungo lo straordinario cammino dell'evoluzione e della crescita umana generando esperienze mature, consapevoli, intrise d'amore, pace, ecquanimità e giustizia.

[Tratto dal libro "Risvegliare l'Anima" di Giuliano Guerra]

20 maggio 2013

La Commedia de li alieni umani

In cento canti in terzina dantesca, endecasillabo a rima incatenata. Ripercorre molte fasi delle utopie e dei sogni umani, attraverso i secoli, le tradizioni, i miti e i riti

“La commedia de li alieni umani è nata in varie fasi di crescita della mia consapevolezza.

Come è nata la propongo senza note, senza spiegazioni, praticamente senza tutto ciò che potrebbe alterare o dare spiegazioni di ogni tipo.

Ognuno se la leggerà a suo modo, traendone così conclusioni intimamente e strettamente personali.

Come è ovvio è nata principalmente nei momenti di veglia rilassata, senza lasciarsi sopraffare dalle continue vicende negative portate in auge da quelli umani che ormai sono devianti, cioè alieni, alieni nel corpo, ma ancor di più nella mente, nell'anima e nello spirito.

Il testo a volte può sembrare crudo, ma deve sottostare a parecchie regole di metrica e pertanto diviene molto sintetico e di conseguenza non presenta né accessori inutili, né orpelli, né fronzoli, e neppure tutto ciò che a volte andrebbe svelato meglio il senso o il succo del discorso.

Ma i trenta che mi leggeranno troveranno sicuramente vari motivi di riflessione e, almeno due-tre volte spero, qualche verso di loro gradimento.

Premetto che non aspiro a nulla di particolare.

Solo far riflettere sulle vicende del pianeta terra e oltre per migliorare le condizioni davvero pessime ove ci troviamo tutti.

Ma dato che siamo tutti sulla stessa barca, perché ancora così tanti che remano contro corrente?
Fanno molta fatica e non ottengono nulla di buono.

La risposta sta negli alieni che ormai hanno in mano l'economia, il potere, le religione e tutti gli stili di comportamento errato.

Eppure i paradisi cosmici esistono e noi tutti, consapevolmente o inconsapevolmente ne siamo attratti.

Abbiamo perso l'Eden.
Perché non iniziamo a darci da fare per riconquistarcelo?”

Angelico Brugnoli

Dal seguente link, avrete la possibilità di acquistare il libro: La Commedia de li alieni umani
Qui sotto invece, potete leggere un estratto del libro.

Dalla “Commedia de li alieni umani”

LIBRO PRIMO

PROLOGO

Nel mezzo della notte, un sogno chiaro
in giro per il cosmo m'ha portato,
ridando a me vigor più novo e raro

e mi ritengo proprio fortunato
perché, vivendo spesso tra li alieni,
ampi temi per voi ho preparato,

per voi legati solo ai vostri beni
e nulla ancor sapete d'altre vite
di cui li cieli immensi sono pieni.

Perciò vorrei narrar, se mi seguite,
qualcosa del mio viaggio tra le stelle,
in mezzo a genti nuove, d'alma mite,

che forse un giorno ci saran gemelle,
allor che seguiremo quella strada
che sol si traccia con virtù novelle.

Ma credo che perché nessun più cada
sia meglio ripartire tutti insieme
in modo da saper se ben si vada,

in modo da capir quel che più preme,
per non smarrir la via dell'infinito
e ritrovarci in basso senza speme.

Riman quaggiù soltanto chi è finito,
chi non vuol lotte con la sua coscienza,
chi non si sente di lasciar suo sito.

Che val seguir la strada della scienza,
che vige ancor a classico modello,
nel nostro mondo pieno di violenza,

nel mentr’ormai vediamo sol macello,
un caos regnante sempre più violento
che suscita il fratel contr'il fratello?

Il vostro bel pianeta gira a stento
e tutto par che vada a precipizio,
con più nessun che sia un po' contento,

perdendo almen in parte qualche vizio,
alzando gli occhi al cielo per capire
che tutti son faziosi: Caio e Tizio!

Facciamo nostro dunque nel partire
l'invito del Poeta; con sapienza
da lunga pezza lui ci volle dire:

"Considerate la vostra semenza,
fatti non foste a viver come bruti
ma per seguir virtude e conoscenza."

E qui invochiam le Muse e Dio ci aiuti
che una man ci porgan tutte quante
a diventar almeno un poco astuti

almeno quanto il nostro padre Dante
che ancor nel già lontan milletrecento
con vena chiara e sì lungimirante,

non certo inver per suo divertimento,
cantava il ben famoso ritornello,
per noi ancora duro ammonimento:

"Ahi, serva Italia, di dolore ostello,
nave sanza nocchiero in gran tempesta,
non donna di provincia, ma bordello”!

Non vale certo rammentar le gesta
dei nostri cari capi d'oggigiorno,
dei nostri cari capi senza testa.

Oh bel paese, con il mare intorno,
dove t'en vai, a cosa stan pensando
i tuoi miglior che più non vedon giorno,

ma sol gran nebbia ai posti di comando
e già si fanno ogni dì più rari
perché purtroppo sono messi al bando.

Amici andiam! Là ci sono i fari
ed iniziam quel viaggio tra le stelle
ch'almen ci porterà lontan dai bari.

Vedremo uniti cose le più belle
ch'esiston già lassù nell'infinito
lontano dalla terra e pur novelle

ben lungi da quel mondo imputridito,
ormai purtroppo solo gran pantano
e dove vive solo chi è finito.

Il cielo intanto si prepara strano:
siam forse giunti dove val l’incanto.
Partiamo dunque, ci teniam per mano

guardando il bel tramonto d'amaranto
nel cosmo ricco assai di bei colori.
Lasciam fratelli la terra nel pianto

tra cupe lotte, tra lutti e dolori
laddove insiston i venti di guerra.
La custodiscan i santi tutori

del grande inferno che in essa si serra,
del grande fango che vi si coltiva,
laddove il morto il già morto sotterra.

La barca s’en va a tutta deriva
nemica com’è dell'oltre natura.
Dal cosmo lanciam insieme un'evviva,

da oggi viviam la nuova avventura,
in questo cielo così confortante,
in questo mondo di buona fattura.

Il nostro scopo è molto importante,
la strada nostra si chiama speranza,
le cose belle son tante, son tante,

usiamo solo pazienza e costanza,
perché si possa un po’ maturare
almeno tre bit di grigia sostanza.

Suvvia, con lena: c’è molto da fare
seppure spesso noi siam dei ribelli.
Siamo sinceri: è bello sognare

di ritrovarsi in mezzo a fratelli,
seppur lontani da noi mille miglia,
ma con chissà quali grandi cervelli!

Le lor conquiste ci fan meraviglia
essendo avanti già di millenni
in tutti i campi che mente consiglia.

Speriamo solo d'averne dei cenni
in modo chiaro, conciso, ben certo
come s’addice a spiriti indenni

da tutti i mali che, a guisa di serto,
là sulla terra ci tengon legati,
come assetati in pieno deserto.

Soltanto così sarem liberati
da tutto il peso che dentro portiamo
dal giorno buio nel qual siamo nati,

ond'arrivare, se pur lo vogliamo,
alle conquiste che il cielo ci addita,
per ben capire almeno chi siamo;

a cosa serve avere una vita;
se dopo morti finiamo nel nulla;
se val la pena giocar la partita

che s'incomincia già dentro la culla
e poi continua, sempre più dura
fino al momento quando s'annulla.

Lor ci daran una strada sicura
per camminar su sentieri puliti,
ond’arrivar alla meta più pura,

per liberarci da stimoli aviti,
verso conquiste d’un nuovo sapere
che ci terran gioiosi e uniti

nel ritrovare l’antico volere,
per rioccupar quel posto nel creato
un dì, ahimè, perduto per chimere

nel dar di contro a ciò che fu già dato,
impresso dentro fin dal primo via
da chi più ben sapea il giusto lato.

Così si giunse a nostra sorte ria
ch'ancor ci tien legati tutti insieme
dei venti sempre più in gran balìa,

siccome naviganti senza speme,
nel mezzo d’un furioso fortunale,
col mare grosso che con forza preme

e tutto annienta, pure quel che cale
e tutto a tutti sembra ormai finito.
Ma ecco che svanisce il temporale,

il cielo ridiventa ben pulito,
il mare già s'acqueta all'orizzonte,
il vento più non soffia tanto ardito.

Rinasce la speranza e in sulla fronte
ancor si nota la passion d’amare
che porta a bere sempre a nuova fonte.

Sappiam che molto ancor s’ha da fare
per tutto ciò che il cosmo ci prepara
per tutto ciò ch’abbiam ancor da dare,

per superare questa vita amara,
legata sempre e solo a la materia
invece che alla mente tanto cara,

regina di ogni cosa ben più seria
che sempre porta ad esaltanti imprese
facendo superar la gran miseria

di chi la vuol veder in male arnese,
di chi la vuol distrutta, calpestata
e proprio nel suo santo belpaese.
Amici andiam: è nostra la chiamata!

11 maggio 2013

La democrazia parte dal web

Dario Fo: In effetti il 50 per cento degli italiani non va su web, giusto? Ma allora come potete pensare che una democrazia possa funzionare a partire dalla rete? Tanta gente non padroneggia bene questo mezzo, perciò lo vede con sospetto. Voi riuscite a governare dei mezzi di comunicazione che altri non conoscono, e a liberare degli spazi che erano occupati. Tutto ciò che non si conosce diventa nemico.

Gianroberto Casaleggio: Mi hanno fatto più volte questa domanda, che si fonda su una considerazione sbagliata della rete, intesa come uno strumento di broadcasting, un tipo di ascolto passivo: da uno a molti. In realtà, quando si trasmette un messaggio politico in rete, la ricezione non è passiva. Chi ascolta il messaggio lo fa di sua volontà. Se ritiene che il messaggio sia positivo, lo riporta, ma non solo attraverso Facebook, lo riporta la sera in famiglia, ne parla con i genitori, con i fratelli. La propagazione virale nel mondo reale consente di eliminare in gran parte l'handicap della diffusione ancora limitata di internet. Nonostante la Sicilia oggi sia una delle regioni in Italia in cui la banda larga è meno diffusa in assoluto - in particolare fuori da Palermo e Catania - lì il M5S è il primo gruppo politico: ciò significa che la rete ha veicolato dei messaggi che poi sono stati diffusi spontaneamente. Questo fa paura ai nostri avversari perché, se si vince in Sicilia, potremo ottenere risultati ancora più lusinghieri in Lombardia o in altre regioni dove la rete è molto più diffusa.

[Da il libro "Il Grillo canta sempre al tramonto" di Dario Fo, Gianroberto Casaleggio e Beppe Grillo]

05 maggio 2013

Dieci comandamenti per il XXI secolo


1 - Non avrai altro pianeta al di fuori della Terra.

2 - Non pensare invano che la Terra abbia risorse infinite.

3 - Ricordati di contemplare la natura.

4 - Onora le energie rinnovabili.

5 - Non inquinare.

6 - Non sprecare.

7 - Non cementificare.

8 - Non produrre così tanti rifiuti.

9 - Differenzia e ricicla i tuoi rifiuti.

10 - Non desiderare la potenza altrui, ma sii più sobrio ed efficiente.


Decalogo presentato per l'iniziativa 2010.com_andamenti in occasione di Torino Spiritualità 2010.

09 marzo 2013

Un uomo che cambia, cambia il mondo

Come opporsi a un sistema economico dove le decisioni vengono prese ad altezze siderali? Una sola, fondamentale domanda cui Simone Perotti risponde presentando un'alternativa affascinante, un cambio di prospettiva radicale. L'unica rivoluzione che possiamo fare è quella interiore, perché un uomo che cambia, cambia il mondo.
Intervista a Simone Perotti - scrittore - a cura di Valerio Valentini



Sono Simone Perotti. Sono uno scrittore, scrivo saggi, romanzi. Ho 47 anni e vivo in Italia. “Downshifting” e “scollocamento” sono due parole che ricorrono spesso in quello che scrivo e in quello che faccio. Sono la conseguenza teorica e anche la premessa del cambiamento di vita che ho fatto per cercare di vivere nella maniera più autentica possibile, cercando di avvicinarmi all’idea che ho di me. Quando lavoravo tutto il tempo, quando consumavo in maniera inadeguata alla produzione di benessere per me, quando vivevo in luoghi che non erano adatti a me, quando frequentavo persone che non erano le persone che avrei dovuto frequentare, quando non passavo il tempo da solo che è necessario che io passi per cercare di essere un essere umano, di rimanere il più possibile collegato alla realtà, e tante altre cose che sarebbe lungo enumerare, non ero scollocato e avevo bisogno di cercare la mia rotta. Ognuno ha la sua, io sto tentando la mia, e questo è quello che consente a quello che scrivo e a quello che faccio di essere preso davvero per quello che è.

C’è un aspetto molto importante in quest’epoca che è quello del collegamento tra il pensiero e l’azione, quella che io chiamo “la catena corta”. È necessario fare ciò di cui si parla, è necessario parlare di ciò che si è. È necessario in qualche modo testimoniare, soprattutto se ci si pone l’obiettivo di avere un impatto politico, come io credo ogni scrittore dovrebbe avere. Perché fare letteratura, anche quando non si affrontano temi spiccatamente politici, è fare politica. Così come vivere è fare politica. E da questo punto di vista mi stupisco sempre un po’ di vedere quante occasioni di politica noi perdiamo, nella nostra vita quotidiana, in ogni nostra azione, magari poi rivendicando la necessità di andare a votare come se fosse un gesto politico. Il gesto politico è fino al giorno in cui si vota, e dal giorno dopo in cui si è votato, non durante.

Ciò di cui parlo io, ciò che ho fatto, e quello che appassiona anche tante persone a quello che scrivo è la conseguenza, o è un tassello, di un ampio pensiero politico e di un ampio pensiero esistenziale che fanno capo a tanti pensatori, a tanti teorici, e a migliaia di persone che stanno cambiando la loro vita. La grande informazione non dà spazio ai temi della decrescita, ai temi del cambiamento dell’obiettivo e della strategia di vita e di pensiero, che sono necessari in un’epoca in cui il sistema sta implodendo, sta crollando. La premessa che tutti avrebbero avuto parte di questo di sistema, e che il sistema sarebbe sempre cresciuto e avrebbe generato benessere, è saltata. E quindi già da molto tempo, da Latouche a tanti altri, molti intellettuali ragionano su una diversa prospettiva di vita.

Quello che forse rende diversa la teorizzazione abituale con quello che più volte mi è capitato di dire, certamente mi capita di fare, e che spesso mi è capito di scrivere, è che io credo che il grande ostacolo al pensiero della decrescita e di un diverso modo di organizzare la nostra vita sia l’attesa di una costruzione collettiva, sia l’attesa di un movimento ampio che generi massa critica per poter cambiare le cose. Io questo movimento ampio non lo aspetto, non credo molto nemmeno nel suo valore. Penso che l’ampiezza di un movimento sia data dalla quantità di singoli individui che decidono di cambiare vita, e penso che ogni singolo individuo abbia l’unica grande responsabilità di pensare, organizzare, progettare e agire individualmente. Non c’è nessuno ostacolo a farlo: tutti gli ostacoli che noi invochiamo generalmente sono ostacoli fittizi che servono solo a ritardare il giorno della partenza, mentre per la rotta che è giusto fare è possibile salpare ogni giorno. E credo che la fase nuova che ci aspetta sia già alla portata di mano.

Io ho nel mio piccolo – frase che non amo, ma che serve semplicemente a far capire l’orizzonte, diciamo, della mia visuale – ho cambiato il 70/80% del mio approccio con l’esistenza, delle cose che faccio, del mio rapporto col denaro, del mio rapporto con la produzione, col consumo, del mio apparato di relazioni, della mia gestione del tempo e della quantità di sforzo quotidiano nel tentativo di organizzare la mia vita il più possibile in maniera originale e autentica. Da questo punto di vista io sono già salpato. Bella o brutta che sia la mia rotta, non sto attendendo che altri, o un movimento, o un partito, legittimo il mio bisogno e la mia richiesta di cambiamento.

La richiesta, generalmente, è quella di una vidimazione del nostro percorso, di un’autenticazione da parte di un partito, di un movimento, di un apparato ideale di ciò che pensiamo, e in qualche modo del coinvolgimento della nostra storia all’interno di una storia più ampia. Quest’ordine di cose, questo presupposto comunitario e relazionale, è sempre stato un enorme ostacolo: nessuna delle soluzioni che noi attendiamo o di cui siamo alla ricerca verrà dall’alto. Ciò che è accaduto fin qui ci dimostra che nessun processo di cambiamento può esser più affrontato se non correndo il rischio che a guidarlo siano driver economici, finanziari, e quindi politici in seconda battuta. Le grandi decisioni di questo mondo, della nostra cultura, vengono tutte prese ad altezze siderali sopra la nostra testa, non tengono affatto conto della nostra vita come individui, e quindi ci impongono un cambiamento rapido, individuale, sotto la nostra responsabilità, convinti che un uomo che cambia cambi il mondo. Perdere questa convinzione significa perdere il potere dell’azione individuale e significa relegarci in un ambito d’attesa che la storia ha dimostrato non essere più possibile. Nessuna chiamata alle armi funzionerà, nessun movimento organizzato funzionerà. È dimostrato – nel mio caso certamente, ma in tantissimi altri casi – che un uomo può alzarsi, muoversi, prendere una nuova direzione e farlo in questa vita, adesso, sotto la propria responsabilità. Le azioni individuali che sono consentite oggi sono tantissime. E il fatto che il mondo sia orientato in un’altra direzione è la riprova che stiamo attendendo troppo.

Il piacere della vita, il senso della vita è nel tentativo di somigliare all’idea di uomo che si ha, a quell'uomo che ancora non si è, ma che si è certi di poter essere. Quell'uomo noi non lo siamo ancora. Occorre smettere il più possibile, nel mio caso perlomeno, di essere ciò che si è, e tentare di essere ogni giorno un po’ più simili all'idea che si ha di sé. Questa è l’autenticità. L’idea che avevo di me era molto diversa da quella che guardavo quando mi guardavo allo specchio: immaginavo un uomo più libero, più coraggioso, più in grado di intraprendere strade nuove, e un uomo, quindi, che fosse più motivato, più in viaggio e più responsabile. Quando ho tentato di cambiare la mia vita nessuno me l’ha impedito, le uniche cose che me lo impedivano erano le mie paure, e quindi è stato anche molto più semplice del previsto tentare di vincerle.

Buon vento.

[ Fonte: byoblu.com ]

19 febbraio 2013

Attivati per un'Italia a 5 stelle

Le elezioni politiche si stanno avvicinando e abbiamo bisogno di tutti voi.

Sappiamo che non tutti i simpatizzanti del MoVimento 5 stelle possono essere degli "attivisti" e quindi partecipare alle riunioni serali o ai banchetti il sabato e la domenica, ma tutti voi DOVETE aiutarci a diffondere il messaggio del M5S come unica alternativa allo sfacelo evidente portato dai partiti che ci hanno governato sino ad oggi.

Per far questo potete distribuire il nostro programma, divulgando via mail questo link oppure distribuendo il nostro giornalino “speciale elettorale” oppure i nostri volantini nel vostro condominio o nella via dove abitate, al bar del vostro amico dove fate colazione al mattino o dal vostro negoziante di fiducia, potete mettere un adesivo del MoVimento sulla vostra macchina o indossare una spilla del MoVimento.

Ora mettiti comodo/a e avvia il video dello "spettacolo" di Beppe Grillo, svoltosi a Milano, Martedì 19 Febbraio 2013.

[fonte: http://goo.gl/L83Gq]



E questi sono i primi risultati (FATTI e non parole)
Intervista al sindaco di Parma a 5 stelle Federico Pizzarotti.



E per finire in bellezza, ascoltiamoci l'ultima canzone di Adriano Celentano
dove in un passaggio (al quarto minuto) c'è un chiaro riferimento all'onda del tsunami tour del Movimento 5 Stelle!

"C'è un'onda nuova,
che è partita dal niente,
E come una valanga,
Sta avanzando come un ciclone,
Per abbattere il marcio della nazione."




Difesa critica del Movimento 5 Stelle (fonte byoblu)
di Fabrizio Li Vigni

Iscritto al Movimento 5 Stelle dal momento della sua creazione, non sono un attivista ma un elettore critico che si rivolge ad altri elettori critici. Con questo articolo, sorta di vademecum non esaustivo delle critiche mosse al M5S dalla sua nascita fino a oggi, mi rivolgo soprattutto agli indecisi.


Prima critica: il M5S non ha un programma o, se ce l’ha, è incompleto.

Il programma nazionale c’è, ma è vero che è incompleto: si tratta di un insieme di linee-guida e macroproposte. Il M5S aspira alla democrazia partecipativa attraverso la rete e attraverso referendum. Il programma, e Grillo nei comizi, possono solo indicare le direzioni da prendere e quei valori fondanti che i detrattori accusano il Movimento di non avere. I dettagli vanno decisi insieme, di concerto, fra gli eletti, gli iscritti al M5S e i cittadini tutti. A livello locale, gli eletti del M5S sono gli unici che rispettano il proprio programma con una precisione che ha dell’ammirevole. Alla voce “Energia”, il primo punto del programma del comune di Parma, in sintonia con quello nazionale, si pone come obiettivo il risparmio energetico a partire dalla riqualificazione degli edifici pubblici. È una delle prime cose che il sindaco Pizzarotti ha fatto.



Seconda critica: il programma nazionale non è stato costruito in maniera abbastanza partecipata, in particolare con il software Liquid Feedback che invece è stato adoperato per il programma siciliano, laziale e lombardo.

Vero. Quello che ha chiesto un giovane informatico, attivista del M5S, è del tutto sacrosanto. Andrea Scanzi, giornalista de Il Fatto e critico sostenitore del Movimento, ritiene che un certo accentramento nelle mani di Grillo e Casaleggio a livello nazionale sia necessario per evitare che il progetto venga snaturato da anime diverse approdate all’ultima ora (ho tentato di svelare la natura del Movimento enucleandone le tre principali ideologie. Si tratterebbe di Realpolitik, dettata dal fatto che non occorre peccare di eccesso di ottimismo: gran parte degli italiani continuano ad essere forse impreparati a una rivoluzione iper-democratica e online. Tuttavia il cuore degli attivisti e sostenitori del M5S è idealista ed esigente, e con loro sostengo che non bisogna cessare di migliorare: vogliamo il Liquid Feedback per discutere in modo perfettamente orizzontale ogni proposta di legge che i parlamentari avanzeranno una volta eletti. Ciò non toglie che il programma nazionale 5S rimanga quello più democratico disponibile sul mercato, dato che è stato il frutto di integrazioni, correzioni e ampliamenti dei frequentatori del blog di Grillo a partire da proposte stilate da lui e alcuni esperti. Gli altri partiti spesso non posseggono neanche un programma, e quelli che ne sono provvisti non l’hanno mai messo in rete per permettere a chiunque di avanzare delle migliorie.


Terza critica: i candidati del M5S sono inesperti e incapaci.

Per esempio, Pizzarotti ha avuto bisogno di 45 giorni per costituire la sua giunta. In primo luogo, il sindaco pentastellato di Parma ha avuto bisogno di tempo perché, non avendo legami di potere pregressi, favori da restituire, né legami lobbistici, ha potuto scegliere i migliori assessori attraverso un’analisi attenta dei CV, andando a pescare incensurati capaci e con precedenti esperienze sul campo (non in partiti), mentre nella politica classica i giochi sono fatti ancor prima dell’esito del voto. Secondo, se parliamo d’inesperienza per quanto riguarda la macchina amministrativa e burocratica di comuni, regioni e parlamenti nazionali, esistono appositi funzionari che spiegano ai nuovi eletti come muoversi all’interno dell’intricata selva di faldoni, regole e usanze, e che si occupano di realizzare le iniziative di governo, quale che sia l’orientamento politico di quest’ultimo. Se parliamo d’incapacità intesa come ignoranza tout court, si sappia che tra i candidati 5S ci sono ingegneri, avvocati, imprenditori, filosofi, educatori, psicologi, operai, naturalisti, casalinghe, agricoltori, artigiani, disoccupati, e così via. Tutti hanno delle competenze e delle esperienze di vita, le quali rispecchiano molto di più le reali esigenze sociali, culturali ed economiche di ciò che c’è fuori da Camera e Senato rispetto a quanto non facciano i politici di professione. Chi ha detto peraltro che la politica debba essere appannaggio di avvocati, politologi, medici e giornalisti? Se parliamo di incapacità o inesperienza nel prendere decisioni politiche, il M5S ha una linea e dei valori ben precisi: le scelte che prenderanno gli eletti sono prevedibili. I neofiti dei partiti tradizionali hanno avuto e avranno vita facile solo e soltanto perché in quelle strutture vi è una linea calata dall’alto: è il problema rilevato da Grillo secondo il quale la gran parte di parlamentari e senatori si limita a pigiare un pulsante e a votare senza capire cosa vota. Infine, quando Grillo afferma, “Meglio un salto nel vuoto col M5S che un suicidio assistito con gli altri”, lo trovo onesto, modesto ma impietoso. Basta scorrere i CV dei candidati 5S per rendersi conto che non sono persone impreparate.


Quarta critica: il M5S è gestito da Grillo e Casaleggio e la tanto sbandierata democrazia dell’“uno vale uno” non è reale.

Se ci si riferisce al caso di Giovanni Favia e Valentino Tavolazzi, bisogna riflettere su un’ovvietà che in pochissimi hanno rilevato. Se io mi iscrivo a un movimento, un gruppo o un’associazione, diciamo Greenpeace, ne sottoscrivo lo statuto. Quest’ultimo contiene delle regole. Se non le rispetto, o vengo trovato ad appiccare fuoco alle foreste, vengo espulso. È una questione di rispetto nei confronti di coloro che restano: se mi mantenesse dentro, Greenpeace ci perderebbe in termini di credibilità vis-à-vis degli altri membri. Da che mondo è mondo, poi, la democrazia non è l’anarchia, ma è lo stabilimento (collegiale o meno) di una serie di regole. Tavolazzi e Favia volevano estendere il tetto massimo di due legislature posto da Grillo e Casaleggio (infatti Favia, giunto a due legislature, si sta ricandidando per la terza con Rivoluzione Civile). Espellerli perché non condividono questo precetto essenziale non è anti-democratico, significa evitare che il M5S si perverta e diventi qualcosa d’altro. Se i due attivisti “eretici” fossero riusciti nel loro intento, avrei votato altrimenti. Si può contestare certo che quelle regole siano state scelte da due sole persone, ma vien da dire: primo, senza un progenitore non c’è un figlio; secondo, a chi non sta bene che il M5S sia stato creato da Grillo e Casaleggio, non rimane che crearsi il proprio movimento o semplicemente non partecipare a questo.


Quarta critica bis: Grillo dice che il Movimento viene dal basso, ma in realtà ne è il creatore e leader politico.

Il M5S è stato ideato da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio – questo è un dato di fatto. È ispirato alle cose che il comico ripete da vent’anni. È chiaro che chi partecipa al Movimento o chi lo vota deve avere simpatia, se non per il fondatore, almeno per le sue idee ecologiste, moralizzatrici e democratizzanti di cui parla immutabilmente dai primi anni ’90. Quando poi Grillo dice che il Movimento parte dal basso non dice il falso, perché sia i Meetup che, più tardi, le liste civiche nascono spontaneamente, senza il controllo né l’avallo di chicchessia. Quasi sempre Grillo conosce personalmente i candidati giusto un attimo prima di salire sul palco a presentarli, dopo essersi limitato a passarli al vaglio solo per quanto riguarda fedina penale ed eventuali tessere di partito.


Quarta critica tris: il video “fuori dalle balle” dimostra l’antidemocraticità di Grillo.

C’è chi pensa che Grillo abbia fatto quel controverso video per perdere voti deliberatamente, intimorito dalle dimensioni gigantesche che ha preso il Movimento. Io sto con quelli che sostengono che abbia preferito perdere voti pur di non snaturare la sua creazione. Il Non-Statuto detta alcune regole, cambiarle vuol dire stravolgere l’essenza stessa del progetto.


Quarta critica quater: le parlamentarie sono state fatte in maniera opaca.

Vero. Da un lato, condivido la severità con la quale si è determinato chi avesse diritto di voto o meno (gli iscritti fino a una certa data). Le misure prese da Grillo e il suo staff hanno cercato di tener fuori attivisti dell’ultima ora o infiltrati. In ognuna delle città o regioni dove il M5S si presenta, le liste civetta con il nome di Grillo o del Movimento nel titolo non si contano: non riconosciute dal comico, contengono trombati di PD, IDV, PDL e Lega, che tentano di essere rieletti sfruttando il potere novatore garantito dal nome M5S. Dall’altro lato, l’opacità dello svolgimento delle elezioni online (si sarebbe potuto rendere pubblico il numero di voti che ciascun candidato riceveva minuto dopo minuto) non mi può però far pensare a elezioni truccate dai vertici. Come possono due sole persone, aiutate da uno staff di massimo una decina di individui, conoscere e valutare ben 1400 candidati da tutta Italia ed essere sicuri di un centinaio di questi, in modo da favorirli? Il risultato di quest’esperimento, non privo di difetti, è stato la scelta di gente incensurata, per lo più capace e più della metà di sesso femminile (alla faccia del maschilismo di Grillo). Tuttavia il problema resta, e l’appello a fidarsi dell’onestà che il comico ha dimostrato nel corso della sua carriera va bene fino a un certo punto.


Quinta critica: il boom del M5S è stato possibile grazie al fatto che hanno aderito anche vaste fette di italiani che si sono lasciati “abbagliare” acriticamente da Grillo e che passano da un leader carismatico a un altro.

Avere carisma e dire cose sensate in modo semplice è una colpa? Le tecniche retoriche e comunicative non sono cattive in sé: sono solo un mezzo in mano a persone che possono essere più o meno in buona fede: in Francia, François Hollande sta portando avanti provvedimenti eccezionali, ma viene criticato dalla stampa perché non sa comunicarli al grande pubblico adeguatamente. D’altronde, non si può dare il voto solo ai colti. Non c’è occasione in cui Grillo non ricordi ai suoi elettori che il rapporto con il Movimento non deve limitarsi a una croce nelle urne. Occorre partecipazione. In occasione dell’incontro sull’inceneritore di Parma in piazza c’era molta meno gente che ai comizi di Grillo: il comico non le ha mandate a dire. Personalmente non ho mai sentito Berlusconi o chiunque altro offendere i suoi propri elettori tacciandoli d’incoerenza. Grillo sarà un populista, ma a metà.


Sesta critica: il M5S è destrorso.

Checché ne dica il comico – “Il M5S non è né di destra né di sinistra, siamo oltre, siamo avanti” –, i valori fondanti il Movimento sono inequivocabilmente di sinistra. Non bisogna pensare alle esperienze italiane del PD, dell’Ulivo, della Margherita o dei DS, ma alla Sinistra storica europea. Io penso agli intellettuali francesi del calibro di Cornelius Castoriadis, Ivan Illich, Andrè Gorz, Pierre Rosanvallon, al tedesco Ulrich Beck, ma anche agli americani della statura di Noam Chomsky, Joseph Stiglitz o più modestamente di David Graeber. Idee come quelle di comunità, solidarietà, reddito di cittadinanza, welfare, autogestione, nazionalizzazione e pubblicizzazione di autostrade, dorsali, acqua e televisioni, posseggono le loro radici nella tradizione più squisitamente di Sinistra, e sono all’opposto della tradizione reazionaria, conservatrice, elitista e accentratrice che è sempre stata quella di destra. È vero che destrorse sono le idee di meritocrazia e di giustizialismo, che il M5S porta avanti insieme a Rivoluzione Civile. Ma la meritocrazia viene compensata dal fatto che il Movimento ha per vocazione di “non lasciare indietro nessuno”. Mentre il giustizialismo viene stemperato dal fatto che il politometro non mira a mettere in galera i politici criminali, ma a renderli utili socialmente. La Sinistra più utopica – gli anarchisti in particolare – vogliono la soppressione delle carceri, perché pensano che chi delinque lo fa per indigenza o problemi psicosociali che una società sana e solidale può prevenire alla radice. Molte delle soluzioni a cinque stelle potrebbero andare in questa direzione. Infine, il M5S è l’unico che si rifà alla nuova avanguardia di sinistra, di cui alcuni intellettuali francesi e italiani sono i fautori: la Decrescita. Non è questa la sede per parlarne e mi limiterò a dire i nomi più importanti – Serge Latouche e Maurizio Pallante –: cercate in rete, il materiale non manca.


Settima critica: Grillo tratta i suoi autoritariamente.

No, Grillo è spietato con gli eletti del Movimento perché non si dimentica che i “suoi” devono incarnare quell’idea tanto professata di politico come dipendente del cittadino e che quindi devono dare l’esempio. Il leader 5S applica quel rigore che vorremmo fosse imposto a tutti gli altri politici, ma noi italiani vi siamo così poco abituati che scambiamo questo comportamento per dispotismo.


Ottava critica: insomma, questa televisione?

Gli eletti del M5S possono (ovviamente) farsi intervistare, ma possibilmente non dovrebbero andare ai talk show. Se ci vanno, possono esprimersi a nome del Movimento solo per quello che li concerne nella loro esperienza politica locale. Se si esprimono su temi di rilievo generale, possono farlo solo a titolo personale. La consigliera emiliana Federica Salsi è contravvenuta a questa regola, partecipando alla famosa puntata di Ballarò. È un’altra volta conseguenza di un desiderio di rigore: siamo stanchi dei Gasparri, dei La Russa, dei Lupi, delle Bindi o dei Letta che passano tutte le loro serate in tv a sentenziare come tuttologi sulla qualsiasi. Quanto a Grillo, ha indubitabilmente cambiato idea sui talk show, ma meglio così. E sul suo ritiro all’ultimo momento dall’appuntamento dato a Sky lo scorso 17 febbraio, sia quale sia la ragione (strategia comunicativa, valutazioni dei sondaggi vietati ma che pur ci sono, timore di critiche di incoerenza), la cosa più importante è scardinare la critica secondo cui il comico evita il contraddittorio o la seconda domanda. Durante i suoi tour, Grillo rilascia interviste a tutti i giornalisti che quotidianamente lo incalzano prima e dopo i comizi, ma soprattutto non si sottrae mai alle critiche provenienti dal pubblico, rispondendo ai singoli giù dal palco o invitando sul palco stesso i (rari) contestatori.


Decima critica: Equitalia (o Serit, come si chiama al Sud) uccide le proprie vittime, la mafia no.

Questa battuta di Grillo, detta in campagna elettorale per l’elezione del sindaco di Palermo, è stata vista come una gaffe, o un’uscita di cattivo gusto, o addirittura come un’apologia della mafia. Per me non è neanche una battuta. È semplicemente un dato di fatto: il paradosso non è contenuto nell’affermazione ma nella realtà dei fatti, e cioè che quello Stato che dovrebbe proteggere i suoi cittadini li condanna a mendicare o al suicidio. Significa che accanto al nemico massimo della mafia abbiamo un altro nemico non meno temibile, e che per certi versi è peggiore perché è un falso amico. A Grillo si potrebbe dire che frasi così provocatorie, seppur vere, forse non andrebbero dette per non sollevare inutili polveroni. Ma non mi sento di avanzare questo consiglio, perché la battuta-che-non-è-battuta mi piace e la trovo vera. Lungi da Grillo fare l’occhiolino alla mafia, avendo – tra le altre cose – proposto un’idea tanto geniale, per quanto simbolica, come il calendario dei santi laici.


Undicesima critica: Grillo fascista.

Il video che lo ritrae mentre parla con Simone Di Stefano di CasaPound (privo però di una parte in cui il comico dice delle frasi fondamentali contro la violenza), ha generato una valanga di critiche. I benpensanti non hanno colto il messaggio pacifico ed ecumenico del leader 5S che, ben lungi da averne lo spessore, si è probabilmente ispirato al Mandela di Invictus, a Gandhi o persino a Cristo. Per me Grillo ha sbagliato solo una cosa: farsi prendere sul momento da un eccesso di diplomazia e accondiscendenza (forse timore?) e non aver detto subito che è da sempre un antifascista e che in Italia non si può non esserlo perché lo dice anche la Costituzione: queste, per chi frequenta il suo blog da sempre, non sono delle scoperte. Sul resto, come non essere d’accordo: si vota insieme a chiunque condivida le stesse idee del Movimento, e chiunque può entrare a farvi parte, quale che sia il suo passato: anche perché, per fortuna, nella vita si può cambiare!

13 febbraio 2013

Amnesty International denuncia il governo e la polizia greca. La Grecia è collassata. ma a noi non lo dicono perché siamo in campagna elettorale

Oggi 13/02/2013 dalle 14.30 : diretta SOS Grecia dal canale Byoblu Live Ustream

DI SERGIO DI CORI MODIGLIANI
Libero pensiero

L’ho saputo davvero per caso. Il che la dice tutta.
Me ne stavo amenamente trastullando con un amico di lunga data, un giornalista neo-zelandese, con il quale ci incontriamo in un sito, chesscube.com, dove ci sfidiamo in un nostro personale duello a scacchi mentre chattiamo scambiandoci informazioni sull’Europa e su quello che accade nel continente australe e nel sud-est asiatico, di cui lui è un attendibile esperto.
A un certo punto, mi fa:
“E che ha detto Bruxelles della bomba di Amnesty International?”
“Quale?”
“Quella di tre giorni fa che gli ha ammollato il filosofo francese in piena riunione sul budget dell’Unione Europea”.
(sconcertato dalla mia ignoranza dei fatti, nonché fortemente incuriosito, chiedo ragguagli in merito)
“Ma sì, quella dei rapinatori delle banche”
“Quali banche? Dove?”
“Nel nord della Grecia”
“Chi?”
“Gli anarchici, i ragazzi arrestati e poi torturati dalla polizia”.

A questo punto mi arrendo e confesso di non sapere di che cosa stia parlando.

E così, vengo a sapere da un neo-zelandese che abita in quel di Auckland, a 22.500 chilometri di distanza, 12 ore di fuso orario prima di noi, dall’altra parte del mondo, nel continente più lontano (in tutti i sensi) dalla nostra vecchia e cara Europa, che cosa sta accadendo a 1.000 chilometri da Roma, nel territorio che è stata la culla originaria della nostra civiltà.

E tutto grazie ad Amnesty International.

Faccio delle telefonate e mi butto in rete a caccia di notizie. In Italia, nulla. In giro per l’Europa, anche.

Notizie strabilianti in Sudamerica, in Canada, in California e sembra dovunque tra i bloggers scandinavi e nord settentrionali che scrivono nelle loro lingue.

Descrivono e raccontano qualcosa che sta accadendo in questi giorni di cui a nessuno è stata detta neppure una parola, né a Roma, né a Berlino, né a Parigi né a Londra.

Tantomeno a Madrid.

Parlano della Grecia.

Ma in termini nuovi.

Nel senso che riferiscono di una società ormai collassata, al limite della guerra civile, ormai precipitata nel baratro, sulla cui attuale realtà è stato steso un osceno velo di totale censura per impedire che le notizie vengano usate in campagna elettorale in Italia e diffuse in Spagna dove sta esplodendo la tangentopoli iberica delle banche corrotte e Rajoy ha già fatto sapere a Bruxelles che là a Madrid si corre il rischio di veder la situazione sfuggire al controllo.

La Grecia è crollata, definitivamente, sotto il peso dei debiti contratti con la BCE.

Stanno assaltando i supermercati. Ma non si tratta di banditi armati. Si tratta di gente inviperita e affamata, che non impugna neanche una pistola, con la complicità dei commessi che dicono loro “prendete quello che volete, noi facciamo finta di niente”. Si tratta della rivolta di 150 imprenditori agricoli, produttori di agrumi, che si sono rfiutati categoricamente di distruggere tonnellate di arance e limoni per calmierare i prezzi, come richiesto dall’Unione Europea. Hanno preso la frutta, l’hanno caricata sui camion e sono andati nelle piazze della città con il megafono, regalandola alla gente, raccontando come stanno le cose.

Si tratta di 200 produttori agricoli, ex proprietari di caseifici, che da padroni della propria azienda sono diventati impiegati della multinazionale bavarese Muller che si è appropriata delle loro aziende indebitate, acquistandole per pochi euro sorretta dal credito agevolato bancario,quelli hanno preso i loro prodotti della settimana, circa 40.000 vasetti di yogurt (l’eccellenza del made in Greece, il più buon yogurt del mondo da sempre) li hanno caricati sui camion e invece di portarli al Pireo per imbarcarli verso il mercato continentale della grande distribuzione, li hanno regalati alla popolazione andandoli a distribuire davanti alle scuole e agli ospedali

Si tratta anche di due movimenti anarchici locali, che si sono organizzati e sono passati alle vie di fatto: basta cortei e proteste, si va a rapinare le banche: nelle ultime cinque settimane le rapine sono aumentate del 600% rispetto a un anno fa. Rubano ciò che possono e poi lo dividono con la gente che va a fare la spesa. La polizia è riuscita ad arrestarne quattro, rei confessi, ma una volta in cella li hanno massacrati di botte senza consentire loro di farsi rappresentare dai legali. Lo si è saputo perché c’è stata la confessione del poliziotto scrivano addetto alla mansione di ritoccare con il Photoshop le fotografie dei quattro arrestati, due dei quali ricoverati in ospedale con gravi lesioni.

E così, è piombata la sezione europea di Amnesty International, con i loro bravi ispettori svedesi, olandesi e tedeschi, che hanno realizzato una inchiesta, raccolto documentazione e hanno denunciato ufficialmente la polizia locale, il ministero degli interni greco e l’intero governo alla commissione diritti e giustizia dell’Unione Europea a Bruxelles, chiedendo l’immediato intervento dell’intera comunità continentale per intervenire subito ed evitare che la situazione peggiori.

Siamo venuti così a sapere che il più importante economista tedesco, il prof. Hans Werner Sinn, (consigliere personale di Frau Angela Merkel) sorretto da altri 50 economisti, avvalendosi addirittura dell’appoggio di un rappresentante doc del sistema bancario europeo, Sir Moorald Choudry (il vice-presidente della Royal Bank of Sctoland, la quarta banca al mondo) hanno presentato un rapporto urgente sia al Consiglio d’Europa che alla presidenza della BCE che all’ufficio centrale della commissione bilancio e tesoro dell’Unione Europea, sostenendo che “la Grecia deve uscire, subito, temporaneamente dall’euro, svalutando la loro moneta del 20/ 30%, pena la definitiva distruzione dell’economia, arrivata a un tale punto di degrado da poter essere considerata come “tragedia umanitaria” e quindi cominciare anche a ventilare l’ipotesi di chiedere l’intervento dell’Onu”.

Silenzio assoluto.

Nessuna risposta.

Censura totale.

Nessun candidato alle elezioni in Italia ha fatto menzione della situazione greca attuale.

Ecco qualcosina che ho trovato in rete.



Grecia: anarchici torturati, Amnesty chiede un’inchiesta.

Emergono particolari scioccanti sul caso dei quattro giovani arrestati sabato e torturati dalla polizia ellenica. Lo scandalo supera i confini nazionali e Amnesty International punta il dito contro Atene.

Anche Amnesty International, in una nota diffusa ieri, ha chiesto l’apertura di una inchiesta sulle torture inflitte dalla polizia ellenica a quattro giovani arrestati lo scorso 1° febbraio 2013, perché sospettati di aver partecipato alla rapina di una banca di Kozani, nel nord della Grecia. Due dei quattro detenuti sono accusati di far parte del gruppo armato di ispirazione anarchica “Cospirazione delle cellule di fuoco”.

“Le autorità greche non possono pensare di risolvere i loro problemi con Photoshop. Questa cultura dell’impunità dev’essere fermata. Su questa vicenda occorre indagare in modo efficace, imparziale e approfondito, in modo che i responsabili siano identificati e portati rapidamente di fronte alla giustizia” ha dichiarato Amnesty International. Le foto dei quattro giovani con i volti tumefatti per le botte e le torture ricevute hanno fatto nei giorni scorsi il giro del mondo, dopo la pubblicazione delle immagini su alcuni siti istituzionali da parte delle autorità elleniche che hanno in questo modo voluto rivendicare gli arresti. Non prima di aver tentato di ritoccare e ripulire le istantanee a colpi di Photoshop, per cercare di cancellare parte delle prove dei pestaggi che comunque sono apparsi evidenti. Il “lavoro” di ripulitura delle foto infatti è stato fatto così male e di fretta che l’operazione è diventata un vero e proprio boomerang per il governo Samaras e in particolare per il ministero degli interni di Atene. Nel tentativo maldestro di cancellare le ferite più gravi gli improvvisati tecnici della polizia hanno completamente stravolto il viso di uno dei quattro giovani, mentre ad un altro hanno schiarito i capelli biondi così tanto da farli diventare quasi bianchi. E non è quindi bastato impedire ai quattro arrestati di contattare famigliari e avvocati per 24 ore, aspettando che le ferite provocate si rimarginassero almeno un po’.

Nel tentativo di salvare il salvabile la polizia ha affermato poi che i quattro sarebbero stati feriti nel corso dell’arresto e il ricorso alla forza si sarebbe limitato al necessario. Una versione poco credibile e smentita immediatamente. Medici e i familiari, infatti, hanno da subito denunciato che il brutale pestaggio è avvenuto proprio durante e subito dopo la detenzione, quando gli agenti hanno voluto punire gli arrestati per la matrice politica antisistema dei loro presunti crimini.

Uno degli arrestati, il ventenne Nikos Romanós, ha dichiarato: «I miei motivi erano politici. Considero me stesso prigioniero di guerra. Non mi considero una vittima. Non voglio querelare i poliziotti che mi hanno picchiato. Desidero che il mio maltrattamento sensibilizzi le coscienze dei cittadini».

Non è la prima volta che alcuni giovani vengono torturati dalla polizia. Nell’ottobre 2012, 15 manifestanti antifascisti avevano denunciato di essere stati torturati all’interno degli uffici del quartier generale della Polizia di Atene, il GADA, dopo il loro fermo durante una manifestazione antifascista nelle vie della capitale.

Fonte: contropiano.org (organizzazione comunista italiana)

Ecco l’inizio di un breve articolo che Barbara Spinelli ha pubblicato tre giorni fa, facendo capire qualcosa (ma senza spiegare un bel nulla, il consueto minuetto della sinistra nobile e miope): “I prìncipi che ci governano, il Fondo Monetario, i capi europei che domani si riuniranno per discutere le future spese comuni dell’Unione, dovrebbero fermarsi qualche minuto davanti alla scritta apparsa giorni fa sui muri di Atene: “Non salvateci più!”, e meditare sul terribile monito, che suggella un rigetto diffuso e al tempo stesso uno scacco dell’Europa intera. Si fa presto a bollare come populista la rabbia di parte della sinistra, oltre che di certe destre, e a non vedere in essa che arcaismo anti-moderno”.
Barbara Spinelli (http://www.blitzquotidiano.it/frase-del-giorno/barbara-spinelli-democrazia-scomparsa-agenda-monti-1437036/), “Se anche Keynes è un estremista”, La Repubblica, 6 febbraio 2013

Ecco come il sito di Le Monde, il più autorevole quotidiano francese comunicava la notizia con un pezzullo che, se non altro, avrebbe potuto incuriosire qualcuno:

La Grecia e il Portogallo devono uscire dall’Euro: la teoria di Hans-Werner Sinn

Non ce la fanno più, in Grecia. Non ci riescono e non riusciranno mai a riprendersi. Per questo, l’economista tedesco Hans-Werner Sinn, da sempre contrario agli aiuti, è sempre più convinto che la Grecia e il Portogallo debbano temporaneamente uscire dall’euro, svalutare le proprie monete del 30-40% e diventare così più competitive, ridando ossigeno alle loro economie e all’occupazione. Secondo Sinn, infatti, le politiche di austerità imposte dall’Europa non miglioreranno la situazione in questi Paesi, con il rischio che prima che arrivi la ripresa scoppino guerre civili. Solo se l’Eurozona accettasse l’uscita temporanea di uno stato membro, allora si potrebbe evitare il peggio.

Un’altra risposta alla crisi greca arriva dal capo divisione “business treasury, global banking & markets” del Royal Bank of Scotland, Moorald Choudhry, che ritiene necessaria la totale cancellazione del debito ellenico.

In Usa sono venuti a saperlo leggendo il Huffington Post on line, ripreso anche dal Wall Street Journal e dal canale televisivo Bloomberg che ha fatto un servizio sulla situazione greca. Da noi niente.

Ecco l’articolo apparso sul media statunitense, tradotto in italiano:

Grecia: Quanto tempo ancora per la Giunta?

una piccola panoramica di cosa succede in Grecia, solo temporanemanete fuori dai riflettori...

di Bill Frezza, HUFF POST – Si dice spesso che per avere un assaggio del nostro futuro dovremmo studiare le lezioni del passato. Oppure possiamo osservare il destino di coloro che camminano a pochi passi davanti a noi, nella strada che sembriamo destinati a compiere. Prendete la Grecia…

Gli sfortunati Greci sono riusciti a tenersi fuori dalle prime pagine dei giornali per un paio di mesi, ma la pentola in ebollizione della politica greca non ha smesso di bollire. Miseria diffusa e disperazione alimentano l’illegalità e la violenza. La sensazione che il paese sta cadendo a pezzi sta portando i partiti politici estremisti, sia di sinistra che di destra, a vomitare una retorica apocalittica e a riempire inesorabilmente il vuoto lasciato dal centro, screditato e al collasso.

Leggete le storie di tutti i giorni che compaiono sulla stampa greca (che si potrebbero trovare solo sepolte nelle ultime pagine dei giornali americani) e senza dubbio vi chiederete: “Fino a quando questa gente fiera sopporterà un tale degrado?”

CRISI DELLA GRECIA – Per combattere il contrabbando e l’esplosione dell’evasione fiscale, il governo greco ha aumentato le tasse sul gasolio per il riscaldamento domestico del 50 per cento. Con sorpresa di nessuno (tranne quelli che credono che le tasse non influenzano il comportamento), le vendite di gasolio per riscaldamento sono crollate del 75 per cento: otto greci su 10 sono passati alle stufe a legna. Questo ha fatto esplodere un buco di 400 milioni di euro sulle previsioni del gettito dell’imposta.

E da dove stanno prendendo tutto questo legno i Greci?
Stanno tagliando le foreste. Gli ambientalisti sono furiosi, mentre intere colline vengono spogliate. E’ stato anche riferito di un antico e venerato albero d’ulivo, sotto le cui fronde Platone insegnava ai suoi studenti, scomparso una notte per essere bruciato in qualche camino greco.

E dove è che va tutto quel fumo? Nell’aria vicino a Atene, che è diventata così carica di fuliggine e di smog che le autorità sono in allarme per il rischio di una crisi di sanità pubblica. La soluzione proposta? Il governo sta promuovendo l’uso di moderne, ecocompatibili stufe a legna!

Gli scioperi sono all’ordine del giorno, cosa che non dovrebbe essere sorprendente, dato che molti scioperanti non vengono pagati nemmeno quando si presentano al lavoro. La disoccupazione ha superato il 26 per cento, mentre la Grecia fa a gara con la Spagna per l’onore di essere al top del disastro economico europeo. La disoccupazione giovanile ha superato un incredibile 55 per cento. I capifamiglia anziani e di mezza età non vedono speranza per il futuro, e i suicidi sono schizzati alle stelle. Il club del baratto sta sostituendo la moneta, come i Greci riscoprono il vero significato del denaro. E mentre il mercato nero sta facendo un lavoro ammirevole per prevenire la fame, le conseguenze sulle entrate fiscali sono così disastrose che il governo sta considerando di vietare le operazioni in contanti superiori a 500 euro, per costringere i cittadini a utilizzare carte di credito o altri metodi di pagamento tracciabili.

Una serie di piccoli attentati e attacchi incendiari hanno scosso Atene. Bande di teppisti armati di bastone hanno preso di mira gli immigrati e le minoranze con pestaggi in corsa. Hanno sparato attraverso le finestre dei politici caduti in disgrazia. Un gruppo di guerriglia urbana il cui nome si può tradurre come “Circolo dei Fuorilegge/ Nucleo della minoranza militante fuorilegge”, rivendica attentati contro giornalisti colpevoli di difendere la politica del governo. Raramente ci sono degli arresti per questi reati.

Quanto tempo passerà prima che a qualcuno venga l’idea intelligente di mettere in scena un incendio del Reichstag?

Studiate il carattere greco e vi troverete un intreccio inesplicabile di contrasti. Da un lato, si rappresenta la caricatura di gente pigra, scansafatiche, evasori fiscali che sorseggiano ouzo con gli amici nella taverna, pagati per un lavoro del governo trovato dallo zio. D’altra parte, il greco ha uno spirito combattivo così feroce che anche Hitler lodò l’abilità marziale dei Greci: “Per amore della verità storica devo testimoniare che i greci, tra tutti gli avversari che ci hanno affrontato, hanno combattuto con grande audacia e disprezzo della morte.”

Chiunque ritiene che la situazione ormai fuori controllo della Grecia si concluderà in pace sta sognando. Non vi è alcun piano credibile per una ripresa economica. Il PIL greco sta implodendo. Le multinazionali stanno levando le tende, a volte vendendo le loro operazioni greche a un euro solo per uscirne. Nessun investitore straniero sano di mente metterebbe i soldi in un nuovo business lì, e gli imprenditori locali che cercano di farlo, di solito restano strangolati in un groviglio di burocrazia che nessuna mazzetta può districare. L’industria del turismo è ancora appesa a un filo, ma quando scioperi e violenze oltrepasseranno la soglia di fastidio e le prime notizie di vittime straniere arriveranno ai titoli dei giornali, i turisti internazionali rapidamente andranno altrove.

E così la pentola a pressione bolle e l’orologio fa tic tac.

Articolo originale: Greece: How Long Until Junta? (http://www.huffingtonpost.com/bill-frezza/how-long-until-junta_b_2542993.html)

Ecco un articolo apparso in Italia, in rete, che non ha avuto alcuna eco né diffusione.

Allarme bilancio per la Grecia in recessione

di: Andrea Perrone (http://www.rinascita.eu/index.php?action=search&q=Andrea+Perrone&dove=f) a.perrone@rinascita.eu

È sempre critica la situazione economica della Grecia per l’aggravarsi dei conti pubblici, mentre proseguono le manifestazioni di tutte le categorie per opporsi alle manovre lacrime e sangue decise dal governo ellenico e imposte dalla troika dell’usura internazionale (Ue-Bce-Fmi).
L’allarme sui conti del Paese è partito direttamente dal ministero delle Finanze greco che ha rivelato una decisa diminuzione degli introiti nel mese di gennaio. Secondo informazioni infatti dello stesso dicastero, le entrate si sono ridotte del 7% rispetto all’obiettivo fissato e del 16% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. L’ammanco, secondo le fonti, ha raggiunto quota 305 milioni di euro ed è dovuto soprattutto alla diminuzione delle entrate dell’Iva, ridottesi del 15% per effetto del calo del giro degli affari e del consumo del gasolio da riscaldamento. Un segnale molto chiaro del livello raggiunto dalla crisi economica frutto dell’austerità e della conseguente recessione che strozza famiglie e imprese elleniche. A questo si aggiunge la difficile situazione sociale che rappresenta una vera e propria polveriera a causa della disoccupazione record in aumento crescente, pari al 26,8%, mentre quella giovanile tocca addirittura il 56,6%.
Nel Paese intanto proseguono senza sosta le proteste di moltissime categorie, fra cui quelle degli agricoltori e dei portuali. Tensioni e parapiglia alle manifestazioni degli agricoltori. Migliaia di persone si sono messe in coda, davanti a una sede ministeriale ad Atene, per approfittare della distribuzione gratuita di cibo voluta dagli stessi agricoltori decisi a protestare contro gli alti costi di produzione. A questo scopo i coltivatori hanno chiamato a raccolta pensionati, indigenti e disoccupati per riempire i loro sacchetti di frutta e verdura, e in questo modo condannando la politica di austerità e recessione voluta dal governo del primo ministro conservatore Antonis Samaras. E se gli agricoltori non intendono cedere anche i portuali sono sul piede di guerra, pronti a tutto. Dopo giorni di sciopero, per tutta risposta però il governo ha inviato le forze del’ordine in tenuta antisommossa sui moli del porto del Pireo. I contadini delle isole dal canto loro hanno dato l’assalto ai traghetti per obbligarli a levare le ancore e non far marcire i prodotti raccolti dalle loro terre. Nel frattempo mentre gli agricoltori protestavano anche i marittimi facevano sentire la loro voce, con uno sciopero generale attraverso il quale chiedevano gli arretrati e si opponevano con decisione alla riforma del settore, che li potrebbe danneggiare irrimediabilmente. A impugnare la bandiera della protesta nei porti del Pireo sono ormai da alcuni giorni con una serrata senza sosta proprio i marittimi ellenici. Le loro richieste si fondano sul pagamento immediato degli stipendi arretrati, visto che molti armatori approfittano della crisi che attanaglia il Paese per rallentare il pagamento del loro compenso mensile, e, soprattutto, per la decisa opposizione alla riforma avviata dal governo che prevede la liberalizzazione del settore, tanto più che la flotta della capitale ellenica rappresenta la prima industria del Paese in grado di generare ben il 16% del Prodotto interno lordo.

Ma le misure di austerità e di stampo iperliberista rischiano di far chiudere molti istituti come il Pammakaristos, che ospita ben 130 tra bambini e adulti affetti da disabilità mentale. Il taglio del 62% dei fondi pone un grande punto interrogativo sul loro futuro e su quello delle loro famiglie che non sono in grado di accudirli a tempo pieno, 24 ore su 24. a questa già difficile situazione si aggiunge il mancato pagamento degli stipendi e una riduzione degli stessi per i 50 impiegati che si prendono cura dei piccini, molti dei quali soffrono di una grave sindrome, l’autismo, che provoca alterazioni nella comunicazione e nei rapporti sociali. Difficile risulta essere anche la situazione economica di questi lavoratori che non ricevono uno stipendio da cinque mesi. In più la situazione potrebbe ulteriormente peggiorare a causa dell’offerta da parte delle istituzioni di 11 euro al giorno a disposizione dell’Istituto per ogni assistito. Cifra questa assolutamente bassa per coprire le spese di pasti, personale medico e scolastico. Per quanto sta accadendo in Grecia e altrove nell’Eurozona bisogna come sempre ringraziare i tecnocrati di Bruxelles e i banksters dell’usura internazionale che stanno facendo di tutto per arricchirsi a piene mani dalla crisi da loro innescata.

Consiglio a tutti di leggere un lunghissimo, esaustivo articolo del Prof. Eric Toussaint, docente di Scienze Politiche all’Università di Liegi e ordinario di Storia moderna e contemporanea presso l’università di Sorbona a Parigi, nonché Presidente del Comitato per l’Annullamento del Debito del Terzo Mondo e membro del CAIC (Commissione presidenziale di controllo integrale del credito pubblico) in Francia.
(lo trovate qui: Link: http://www.investireoggi.it/economia/la-grecia-verso-il-default-uscire-dalleuro-per-non-morire/#ixzz2KJqp1U6c “Grecia-Germania: chi deve a chi? Creditori protetti, popolo greco sacrificato” di Eric Toussaint).

E’ un intervento molto lungo e tecnico ma ritengo che sia utile per chiunque abbia la curiosità, la pazienza, il tempo, l’energia e la passione civica europea di voler capire che cosa è accaduto in Grecia e che cosa sta accadendo. Questo intervento, il professore lo ha pubblicato sul suo sito in data 16 novembre 2012, alla vigilia del default greco, inviandolo anche alla BCE e al Consiglio d’Europa.. Ma all’ultimo momento (naturalmente senza che nessuno di noi sapesse nulla) hanno deciso di “salvare” la Grecia, lo scorso dicembre, ovverossia hanno dato altri 16 miliardi di euro d’aiuto che hanno portato il totale debito a 350 miliardi di euro, superiore del 152% al pil greco, il che vuol dire che “tecnicamente” non potranno mai pagare nulla. Di quei 16 miliardi avuti, 15 sono stati versati immediatamente per pagare gli interessi consolidati sul debito pregresso, consentendo in tal modo alle banche tedesche, francesi e italiane di poter presentare dei bilanci in attivo.

Ecco che cosa si sono inventati, detto in massima sintesi:

le banche europee sono al collasso, tutte; la Grecia e il Portogallo sono diventate fondamentali per organizzare un giro di fatture contabili da accreditare al sistema bancario europeo; si comportano nel seguente modo: la BCE presta 10-20 miliardi alla Grecia all’interesse ufficiale dell’1%, sostenendo che così si riprende; il governo si prende la sua bella tangente e ringrazia; il giorno dopo fa un bonifico e usa quei soldi per pagare gli interessi alle banche private europee che è calcolato in un originale 9% al quale va aggiunto il successivo 12% per il ritardo e poi aumentato di altri interessi per via di un meccanismo matematico-finanziario che si chiama “anatocismo” che significa il calcolo del debito di interesse sull’interesse non pagato in modo tale da raggiungere una cifra vertiginosa perché gli interessi si sommano in progressione geometrica. In tal modo, le banche europee possono mostrare bilanci in profitto relativi a soldi che NON hanno avuto dalla BCE e che vengono iscritte in bilancio come se fossero guadagni di esercizio. La BCE applaude e dice: “ma voi banche siete solidissime, allora vi presto dei soldi perché avete i conti a posto”. Se la Grecia e il Portogallo dichiarano di non pagare più, le banche europee di ogni singolo paese sono costrette a vedersela con i propri debiti VERI, quelli non immessi in bilancio. Quindi loro (compresi noi italiani) devono a tutti i costi mantenere in vita il sistema bancario greco-portoghese, per evitare che falliscano MPS, Unicredit, Societè General, Dredsner Bank, Santander, ecc.

E la Grecia e il Portogallo affondano senza nessuna speranza MAI di potersi riprendere. Le persone, le esistenze degli esseri umani coinvolti in questo giochetto non contano, non vengono prese in considerazione.

Noi italiani le abbiamo sulla nostra coscienza, è inutile girarci intorno.

Noi italiani, come nazione e come stato, stiamo affamando, affondando e distruggendo due paesi, la loro popolazione, con l’unico obiettivo di nascondere i nostri debiti, pensando di poterla far franca, senza capire che si tratta soltanto di questione di tempo.

Il che, oltre a essere stupido e criminale, è infantile e perdente.

E’ come pagare uno strozzino indebitandosi con un altro strozzino.

Io non voglio avere sulla coscienza le vite di milioni di greci e portoghesi per consentire ai miei concittadini di guardare il festival di Sanremo così ricco e pieno di allegri e costosissimi cotillons..

Trovo, tra l’altro, ignobile l’attività di censura imposta dall’Unione Europea su ciò che sta accadendo in Grecia, perché a Bruxelles sono terrorizzati all’idea che possa scattare un fenomeno di emulazione.

Così come trovo davvero surreale che si parli di budget dell’Europa senza far menzione del fatto che un paese membro dell’euro è collassato e sono alla vigilia di una esplosione di violenza sociale che non sono più in grado di poter contenere.

Neppure il minimo accenno.

Che cosa c’è da fare, dunque?

Sapere e avere il coraggio di informarsi.

Capire che i partiti attualmente candidati (PD PDL Udc Lega Nord Monti lista civica) sono intercambiabili e complici di questo meccanismo. Lo hanno fatto in Grecia, lo stanno facendo in Portogallo, lo faranno anche da noi e in Spagna.

Votare per loro, vuol dire contribuire ad aumentare le possibilità che si realizzi il loro piano.

L’immagine che vedete in bacheca è relativa a una pietra miliare della nostra civiltà: è un antico teatro greco dove è nata e si è sviluppata la tragedia greca.

Ci dormono oggi i senzatetto il cui numero è in gigantesco aumento.

I turisti non ci vanno più perché il ministero lo ha chiuso al pubblico trasformandolo in un dormitorio pubblico del disagio collettivo.

La trovo una immagine agghiacciante.

Questa è l’immagine che l’Europa esporta nel mondo.

Non si può rimanere indifferenti dinanzi a tutto ciò.

E a chi chiede: “ma io che cosa posso fare?” non posso che rispondere: “puoi molto, puoi moltissimo: puoi non votarli più”.

Perché se i loro suffragi crollano e il sostegno elettorale del popolo italiano verrà loro meno, allora, saranno inevitabilmente costretti a rifare i conti, rivedere le loro posizioni, cambiare rotta.

E così, nel nostro piccolo, avremmo dato un contributo anche ai greci e ai portoghesi.

Si tratta di coniugare intelligenza a solidarietà attiva.

Questo vuol dire essere davvero europei.

A questo serve la Cultura: a ricordarci come si fa sentirsi semplicemente Umani.

Sergio Di Cori Modigliani
Fonte: http://sergiodicorimodiglianji.blogspot.it/
Link: http://sergiodicorimodiglianji.blogspot.it/2013/02/amnesty-international-denuncia-il.html

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