19 febbraio 2013

Attivati per un'Italia a 5 stelle

Le elezioni politiche si stanno avvicinando e abbiamo bisogno di tutti voi.

Sappiamo che non tutti i simpatizzanti del MoVimento 5 stelle possono essere degli "attivisti" e quindi partecipare alle riunioni serali o ai banchetti il sabato e la domenica, ma tutti voi DOVETE aiutarci a diffondere il messaggio del M5S come unica alternativa allo sfacelo evidente portato dai partiti che ci hanno governato sino ad oggi.

Per far questo potete distribuire il nostro programma, divulgando via mail questo link oppure distribuendo il nostro giornalino “speciale elettorale” oppure i nostri volantini nel vostro condominio o nella via dove abitate, al bar del vostro amico dove fate colazione al mattino o dal vostro negoziante di fiducia, potete mettere un adesivo del MoVimento sulla vostra macchina o indossare una spilla del MoVimento.

Ora mettiti comodo/a e avvia il video dello "spettacolo" di Beppe Grillo, svoltosi a Milano, Martedì 19 Febbraio 2013.

[fonte: http://goo.gl/L83Gq]



E questi sono i primi risultati (FATTI e non parole)
Intervista al sindaco di Parma a 5 stelle Federico Pizzarotti.



E per finire in bellezza, ascoltiamoci l'ultima canzone di Adriano Celentano
dove in un passaggio (al quarto minuto) c'è un chiaro riferimento all'onda del tsunami tour del Movimento 5 Stelle!

"C'è un'onda nuova,
che è partita dal niente,
E come una valanga,
Sta avanzando come un ciclone,
Per abbattere il marcio della nazione."




Difesa critica del Movimento 5 Stelle (fonte byoblu)
di Fabrizio Li Vigni

Iscritto al Movimento 5 Stelle dal momento della sua creazione, non sono un attivista ma un elettore critico che si rivolge ad altri elettori critici. Con questo articolo, sorta di vademecum non esaustivo delle critiche mosse al M5S dalla sua nascita fino a oggi, mi rivolgo soprattutto agli indecisi.


Prima critica: il M5S non ha un programma o, se ce l’ha, è incompleto.

Il programma nazionale c’è, ma è vero che è incompleto: si tratta di un insieme di linee-guida e macroproposte. Il M5S aspira alla democrazia partecipativa attraverso la rete e attraverso referendum. Il programma, e Grillo nei comizi, possono solo indicare le direzioni da prendere e quei valori fondanti che i detrattori accusano il Movimento di non avere. I dettagli vanno decisi insieme, di concerto, fra gli eletti, gli iscritti al M5S e i cittadini tutti. A livello locale, gli eletti del M5S sono gli unici che rispettano il proprio programma con una precisione che ha dell’ammirevole. Alla voce “Energia”, il primo punto del programma del comune di Parma, in sintonia con quello nazionale, si pone come obiettivo il risparmio energetico a partire dalla riqualificazione degli edifici pubblici. È una delle prime cose che il sindaco Pizzarotti ha fatto.



Seconda critica: il programma nazionale non è stato costruito in maniera abbastanza partecipata, in particolare con il software Liquid Feedback che invece è stato adoperato per il programma siciliano, laziale e lombardo.

Vero. Quello che ha chiesto un giovane informatico, attivista del M5S, è del tutto sacrosanto. Andrea Scanzi, giornalista de Il Fatto e critico sostenitore del Movimento, ritiene che un certo accentramento nelle mani di Grillo e Casaleggio a livello nazionale sia necessario per evitare che il progetto venga snaturato da anime diverse approdate all’ultima ora (ho tentato di svelare la natura del Movimento enucleandone le tre principali ideologie. Si tratterebbe di Realpolitik, dettata dal fatto che non occorre peccare di eccesso di ottimismo: gran parte degli italiani continuano ad essere forse impreparati a una rivoluzione iper-democratica e online. Tuttavia il cuore degli attivisti e sostenitori del M5S è idealista ed esigente, e con loro sostengo che non bisogna cessare di migliorare: vogliamo il Liquid Feedback per discutere in modo perfettamente orizzontale ogni proposta di legge che i parlamentari avanzeranno una volta eletti. Ciò non toglie che il programma nazionale 5S rimanga quello più democratico disponibile sul mercato, dato che è stato il frutto di integrazioni, correzioni e ampliamenti dei frequentatori del blog di Grillo a partire da proposte stilate da lui e alcuni esperti. Gli altri partiti spesso non posseggono neanche un programma, e quelli che ne sono provvisti non l’hanno mai messo in rete per permettere a chiunque di avanzare delle migliorie.


Terza critica: i candidati del M5S sono inesperti e incapaci.

Per esempio, Pizzarotti ha avuto bisogno di 45 giorni per costituire la sua giunta. In primo luogo, il sindaco pentastellato di Parma ha avuto bisogno di tempo perché, non avendo legami di potere pregressi, favori da restituire, né legami lobbistici, ha potuto scegliere i migliori assessori attraverso un’analisi attenta dei CV, andando a pescare incensurati capaci e con precedenti esperienze sul campo (non in partiti), mentre nella politica classica i giochi sono fatti ancor prima dell’esito del voto. Secondo, se parliamo d’inesperienza per quanto riguarda la macchina amministrativa e burocratica di comuni, regioni e parlamenti nazionali, esistono appositi funzionari che spiegano ai nuovi eletti come muoversi all’interno dell’intricata selva di faldoni, regole e usanze, e che si occupano di realizzare le iniziative di governo, quale che sia l’orientamento politico di quest’ultimo. Se parliamo d’incapacità intesa come ignoranza tout court, si sappia che tra i candidati 5S ci sono ingegneri, avvocati, imprenditori, filosofi, educatori, psicologi, operai, naturalisti, casalinghe, agricoltori, artigiani, disoccupati, e così via. Tutti hanno delle competenze e delle esperienze di vita, le quali rispecchiano molto di più le reali esigenze sociali, culturali ed economiche di ciò che c’è fuori da Camera e Senato rispetto a quanto non facciano i politici di professione. Chi ha detto peraltro che la politica debba essere appannaggio di avvocati, politologi, medici e giornalisti? Se parliamo di incapacità o inesperienza nel prendere decisioni politiche, il M5S ha una linea e dei valori ben precisi: le scelte che prenderanno gli eletti sono prevedibili. I neofiti dei partiti tradizionali hanno avuto e avranno vita facile solo e soltanto perché in quelle strutture vi è una linea calata dall’alto: è il problema rilevato da Grillo secondo il quale la gran parte di parlamentari e senatori si limita a pigiare un pulsante e a votare senza capire cosa vota. Infine, quando Grillo afferma, “Meglio un salto nel vuoto col M5S che un suicidio assistito con gli altri”, lo trovo onesto, modesto ma impietoso. Basta scorrere i CV dei candidati 5S per rendersi conto che non sono persone impreparate.


Quarta critica: il M5S è gestito da Grillo e Casaleggio e la tanto sbandierata democrazia dell’“uno vale uno” non è reale.

Se ci si riferisce al caso di Giovanni Favia e Valentino Tavolazzi, bisogna riflettere su un’ovvietà che in pochissimi hanno rilevato. Se io mi iscrivo a un movimento, un gruppo o un’associazione, diciamo Greenpeace, ne sottoscrivo lo statuto. Quest’ultimo contiene delle regole. Se non le rispetto, o vengo trovato ad appiccare fuoco alle foreste, vengo espulso. È una questione di rispetto nei confronti di coloro che restano: se mi mantenesse dentro, Greenpeace ci perderebbe in termini di credibilità vis-à-vis degli altri membri. Da che mondo è mondo, poi, la democrazia non è l’anarchia, ma è lo stabilimento (collegiale o meno) di una serie di regole. Tavolazzi e Favia volevano estendere il tetto massimo di due legislature posto da Grillo e Casaleggio (infatti Favia, giunto a due legislature, si sta ricandidando per la terza con Rivoluzione Civile). Espellerli perché non condividono questo precetto essenziale non è anti-democratico, significa evitare che il M5S si perverta e diventi qualcosa d’altro. Se i due attivisti “eretici” fossero riusciti nel loro intento, avrei votato altrimenti. Si può contestare certo che quelle regole siano state scelte da due sole persone, ma vien da dire: primo, senza un progenitore non c’è un figlio; secondo, a chi non sta bene che il M5S sia stato creato da Grillo e Casaleggio, non rimane che crearsi il proprio movimento o semplicemente non partecipare a questo.


Quarta critica bis: Grillo dice che il Movimento viene dal basso, ma in realtà ne è il creatore e leader politico.

Il M5S è stato ideato da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio – questo è un dato di fatto. È ispirato alle cose che il comico ripete da vent’anni. È chiaro che chi partecipa al Movimento o chi lo vota deve avere simpatia, se non per il fondatore, almeno per le sue idee ecologiste, moralizzatrici e democratizzanti di cui parla immutabilmente dai primi anni ’90. Quando poi Grillo dice che il Movimento parte dal basso non dice il falso, perché sia i Meetup che, più tardi, le liste civiche nascono spontaneamente, senza il controllo né l’avallo di chicchessia. Quasi sempre Grillo conosce personalmente i candidati giusto un attimo prima di salire sul palco a presentarli, dopo essersi limitato a passarli al vaglio solo per quanto riguarda fedina penale ed eventuali tessere di partito.


Quarta critica tris: il video “fuori dalle balle” dimostra l’antidemocraticità di Grillo.

C’è chi pensa che Grillo abbia fatto quel controverso video per perdere voti deliberatamente, intimorito dalle dimensioni gigantesche che ha preso il Movimento. Io sto con quelli che sostengono che abbia preferito perdere voti pur di non snaturare la sua creazione. Il Non-Statuto detta alcune regole, cambiarle vuol dire stravolgere l’essenza stessa del progetto.


Quarta critica quater: le parlamentarie sono state fatte in maniera opaca.

Vero. Da un lato, condivido la severità con la quale si è determinato chi avesse diritto di voto o meno (gli iscritti fino a una certa data). Le misure prese da Grillo e il suo staff hanno cercato di tener fuori attivisti dell’ultima ora o infiltrati. In ognuna delle città o regioni dove il M5S si presenta, le liste civetta con il nome di Grillo o del Movimento nel titolo non si contano: non riconosciute dal comico, contengono trombati di PD, IDV, PDL e Lega, che tentano di essere rieletti sfruttando il potere novatore garantito dal nome M5S. Dall’altro lato, l’opacità dello svolgimento delle elezioni online (si sarebbe potuto rendere pubblico il numero di voti che ciascun candidato riceveva minuto dopo minuto) non mi può però far pensare a elezioni truccate dai vertici. Come possono due sole persone, aiutate da uno staff di massimo una decina di individui, conoscere e valutare ben 1400 candidati da tutta Italia ed essere sicuri di un centinaio di questi, in modo da favorirli? Il risultato di quest’esperimento, non privo di difetti, è stato la scelta di gente incensurata, per lo più capace e più della metà di sesso femminile (alla faccia del maschilismo di Grillo). Tuttavia il problema resta, e l’appello a fidarsi dell’onestà che il comico ha dimostrato nel corso della sua carriera va bene fino a un certo punto.


Quinta critica: il boom del M5S è stato possibile grazie al fatto che hanno aderito anche vaste fette di italiani che si sono lasciati “abbagliare” acriticamente da Grillo e che passano da un leader carismatico a un altro.

Avere carisma e dire cose sensate in modo semplice è una colpa? Le tecniche retoriche e comunicative non sono cattive in sé: sono solo un mezzo in mano a persone che possono essere più o meno in buona fede: in Francia, François Hollande sta portando avanti provvedimenti eccezionali, ma viene criticato dalla stampa perché non sa comunicarli al grande pubblico adeguatamente. D’altronde, non si può dare il voto solo ai colti. Non c’è occasione in cui Grillo non ricordi ai suoi elettori che il rapporto con il Movimento non deve limitarsi a una croce nelle urne. Occorre partecipazione. In occasione dell’incontro sull’inceneritore di Parma in piazza c’era molta meno gente che ai comizi di Grillo: il comico non le ha mandate a dire. Personalmente non ho mai sentito Berlusconi o chiunque altro offendere i suoi propri elettori tacciandoli d’incoerenza. Grillo sarà un populista, ma a metà.


Sesta critica: il M5S è destrorso.

Checché ne dica il comico – “Il M5S non è né di destra né di sinistra, siamo oltre, siamo avanti” –, i valori fondanti il Movimento sono inequivocabilmente di sinistra. Non bisogna pensare alle esperienze italiane del PD, dell’Ulivo, della Margherita o dei DS, ma alla Sinistra storica europea. Io penso agli intellettuali francesi del calibro di Cornelius Castoriadis, Ivan Illich, Andrè Gorz, Pierre Rosanvallon, al tedesco Ulrich Beck, ma anche agli americani della statura di Noam Chomsky, Joseph Stiglitz o più modestamente di David Graeber. Idee come quelle di comunità, solidarietà, reddito di cittadinanza, welfare, autogestione, nazionalizzazione e pubblicizzazione di autostrade, dorsali, acqua e televisioni, posseggono le loro radici nella tradizione più squisitamente di Sinistra, e sono all’opposto della tradizione reazionaria, conservatrice, elitista e accentratrice che è sempre stata quella di destra. È vero che destrorse sono le idee di meritocrazia e di giustizialismo, che il M5S porta avanti insieme a Rivoluzione Civile. Ma la meritocrazia viene compensata dal fatto che il Movimento ha per vocazione di “non lasciare indietro nessuno”. Mentre il giustizialismo viene stemperato dal fatto che il politometro non mira a mettere in galera i politici criminali, ma a renderli utili socialmente. La Sinistra più utopica – gli anarchisti in particolare – vogliono la soppressione delle carceri, perché pensano che chi delinque lo fa per indigenza o problemi psicosociali che una società sana e solidale può prevenire alla radice. Molte delle soluzioni a cinque stelle potrebbero andare in questa direzione. Infine, il M5S è l’unico che si rifà alla nuova avanguardia di sinistra, di cui alcuni intellettuali francesi e italiani sono i fautori: la Decrescita. Non è questa la sede per parlarne e mi limiterò a dire i nomi più importanti – Serge Latouche e Maurizio Pallante –: cercate in rete, il materiale non manca.


Settima critica: Grillo tratta i suoi autoritariamente.

No, Grillo è spietato con gli eletti del Movimento perché non si dimentica che i “suoi” devono incarnare quell’idea tanto professata di politico come dipendente del cittadino e che quindi devono dare l’esempio. Il leader 5S applica quel rigore che vorremmo fosse imposto a tutti gli altri politici, ma noi italiani vi siamo così poco abituati che scambiamo questo comportamento per dispotismo.


Ottava critica: insomma, questa televisione?

Gli eletti del M5S possono (ovviamente) farsi intervistare, ma possibilmente non dovrebbero andare ai talk show. Se ci vanno, possono esprimersi a nome del Movimento solo per quello che li concerne nella loro esperienza politica locale. Se si esprimono su temi di rilievo generale, possono farlo solo a titolo personale. La consigliera emiliana Federica Salsi è contravvenuta a questa regola, partecipando alla famosa puntata di Ballarò. È un’altra volta conseguenza di un desiderio di rigore: siamo stanchi dei Gasparri, dei La Russa, dei Lupi, delle Bindi o dei Letta che passano tutte le loro serate in tv a sentenziare come tuttologi sulla qualsiasi. Quanto a Grillo, ha indubitabilmente cambiato idea sui talk show, ma meglio così. E sul suo ritiro all’ultimo momento dall’appuntamento dato a Sky lo scorso 17 febbraio, sia quale sia la ragione (strategia comunicativa, valutazioni dei sondaggi vietati ma che pur ci sono, timore di critiche di incoerenza), la cosa più importante è scardinare la critica secondo cui il comico evita il contraddittorio o la seconda domanda. Durante i suoi tour, Grillo rilascia interviste a tutti i giornalisti che quotidianamente lo incalzano prima e dopo i comizi, ma soprattutto non si sottrae mai alle critiche provenienti dal pubblico, rispondendo ai singoli giù dal palco o invitando sul palco stesso i (rari) contestatori.


Decima critica: Equitalia (o Serit, come si chiama al Sud) uccide le proprie vittime, la mafia no.

Questa battuta di Grillo, detta in campagna elettorale per l’elezione del sindaco di Palermo, è stata vista come una gaffe, o un’uscita di cattivo gusto, o addirittura come un’apologia della mafia. Per me non è neanche una battuta. È semplicemente un dato di fatto: il paradosso non è contenuto nell’affermazione ma nella realtà dei fatti, e cioè che quello Stato che dovrebbe proteggere i suoi cittadini li condanna a mendicare o al suicidio. Significa che accanto al nemico massimo della mafia abbiamo un altro nemico non meno temibile, e che per certi versi è peggiore perché è un falso amico. A Grillo si potrebbe dire che frasi così provocatorie, seppur vere, forse non andrebbero dette per non sollevare inutili polveroni. Ma non mi sento di avanzare questo consiglio, perché la battuta-che-non-è-battuta mi piace e la trovo vera. Lungi da Grillo fare l’occhiolino alla mafia, avendo – tra le altre cose – proposto un’idea tanto geniale, per quanto simbolica, come il calendario dei santi laici.


Undicesima critica: Grillo fascista.

Il video che lo ritrae mentre parla con Simone Di Stefano di CasaPound (privo però di una parte in cui il comico dice delle frasi fondamentali contro la violenza), ha generato una valanga di critiche. I benpensanti non hanno colto il messaggio pacifico ed ecumenico del leader 5S che, ben lungi da averne lo spessore, si è probabilmente ispirato al Mandela di Invictus, a Gandhi o persino a Cristo. Per me Grillo ha sbagliato solo una cosa: farsi prendere sul momento da un eccesso di diplomazia e accondiscendenza (forse timore?) e non aver detto subito che è da sempre un antifascista e che in Italia non si può non esserlo perché lo dice anche la Costituzione: queste, per chi frequenta il suo blog da sempre, non sono delle scoperte. Sul resto, come non essere d’accordo: si vota insieme a chiunque condivida le stesse idee del Movimento, e chiunque può entrare a farvi parte, quale che sia il suo passato: anche perché, per fortuna, nella vita si può cambiare!

13 febbraio 2013

Amnesty International denuncia il governo e la polizia greca. La Grecia è collassata. ma a noi non lo dicono perché siamo in campagna elettorale

Oggi 13/02/2013 dalle 14.30 : diretta SOS Grecia dal canale Byoblu Live Ustream

DI SERGIO DI CORI MODIGLIANI
Libero pensiero

L’ho saputo davvero per caso. Il che la dice tutta.
Me ne stavo amenamente trastullando con un amico di lunga data, un giornalista neo-zelandese, con il quale ci incontriamo in un sito, chesscube.com, dove ci sfidiamo in un nostro personale duello a scacchi mentre chattiamo scambiandoci informazioni sull’Europa e su quello che accade nel continente australe e nel sud-est asiatico, di cui lui è un attendibile esperto.
A un certo punto, mi fa:
“E che ha detto Bruxelles della bomba di Amnesty International?”
“Quale?”
“Quella di tre giorni fa che gli ha ammollato il filosofo francese in piena riunione sul budget dell’Unione Europea”.
(sconcertato dalla mia ignoranza dei fatti, nonché fortemente incuriosito, chiedo ragguagli in merito)
“Ma sì, quella dei rapinatori delle banche”
“Quali banche? Dove?”
“Nel nord della Grecia”
“Chi?”
“Gli anarchici, i ragazzi arrestati e poi torturati dalla polizia”.

A questo punto mi arrendo e confesso di non sapere di che cosa stia parlando.

E così, vengo a sapere da un neo-zelandese che abita in quel di Auckland, a 22.500 chilometri di distanza, 12 ore di fuso orario prima di noi, dall’altra parte del mondo, nel continente più lontano (in tutti i sensi) dalla nostra vecchia e cara Europa, che cosa sta accadendo a 1.000 chilometri da Roma, nel territorio che è stata la culla originaria della nostra civiltà.

E tutto grazie ad Amnesty International.

Faccio delle telefonate e mi butto in rete a caccia di notizie. In Italia, nulla. In giro per l’Europa, anche.

Notizie strabilianti in Sudamerica, in Canada, in California e sembra dovunque tra i bloggers scandinavi e nord settentrionali che scrivono nelle loro lingue.

Descrivono e raccontano qualcosa che sta accadendo in questi giorni di cui a nessuno è stata detta neppure una parola, né a Roma, né a Berlino, né a Parigi né a Londra.

Tantomeno a Madrid.

Parlano della Grecia.

Ma in termini nuovi.

Nel senso che riferiscono di una società ormai collassata, al limite della guerra civile, ormai precipitata nel baratro, sulla cui attuale realtà è stato steso un osceno velo di totale censura per impedire che le notizie vengano usate in campagna elettorale in Italia e diffuse in Spagna dove sta esplodendo la tangentopoli iberica delle banche corrotte e Rajoy ha già fatto sapere a Bruxelles che là a Madrid si corre il rischio di veder la situazione sfuggire al controllo.

La Grecia è crollata, definitivamente, sotto il peso dei debiti contratti con la BCE.

Stanno assaltando i supermercati. Ma non si tratta di banditi armati. Si tratta di gente inviperita e affamata, che non impugna neanche una pistola, con la complicità dei commessi che dicono loro “prendete quello che volete, noi facciamo finta di niente”. Si tratta della rivolta di 150 imprenditori agricoli, produttori di agrumi, che si sono rfiutati categoricamente di distruggere tonnellate di arance e limoni per calmierare i prezzi, come richiesto dall’Unione Europea. Hanno preso la frutta, l’hanno caricata sui camion e sono andati nelle piazze della città con il megafono, regalandola alla gente, raccontando come stanno le cose.

Si tratta di 200 produttori agricoli, ex proprietari di caseifici, che da padroni della propria azienda sono diventati impiegati della multinazionale bavarese Muller che si è appropriata delle loro aziende indebitate, acquistandole per pochi euro sorretta dal credito agevolato bancario,quelli hanno preso i loro prodotti della settimana, circa 40.000 vasetti di yogurt (l’eccellenza del made in Greece, il più buon yogurt del mondo da sempre) li hanno caricati sui camion e invece di portarli al Pireo per imbarcarli verso il mercato continentale della grande distribuzione, li hanno regalati alla popolazione andandoli a distribuire davanti alle scuole e agli ospedali

Si tratta anche di due movimenti anarchici locali, che si sono organizzati e sono passati alle vie di fatto: basta cortei e proteste, si va a rapinare le banche: nelle ultime cinque settimane le rapine sono aumentate del 600% rispetto a un anno fa. Rubano ciò che possono e poi lo dividono con la gente che va a fare la spesa. La polizia è riuscita ad arrestarne quattro, rei confessi, ma una volta in cella li hanno massacrati di botte senza consentire loro di farsi rappresentare dai legali. Lo si è saputo perché c’è stata la confessione del poliziotto scrivano addetto alla mansione di ritoccare con il Photoshop le fotografie dei quattro arrestati, due dei quali ricoverati in ospedale con gravi lesioni.

E così, è piombata la sezione europea di Amnesty International, con i loro bravi ispettori svedesi, olandesi e tedeschi, che hanno realizzato una inchiesta, raccolto documentazione e hanno denunciato ufficialmente la polizia locale, il ministero degli interni greco e l’intero governo alla commissione diritti e giustizia dell’Unione Europea a Bruxelles, chiedendo l’immediato intervento dell’intera comunità continentale per intervenire subito ed evitare che la situazione peggiori.

Siamo venuti così a sapere che il più importante economista tedesco, il prof. Hans Werner Sinn, (consigliere personale di Frau Angela Merkel) sorretto da altri 50 economisti, avvalendosi addirittura dell’appoggio di un rappresentante doc del sistema bancario europeo, Sir Moorald Choudry (il vice-presidente della Royal Bank of Sctoland, la quarta banca al mondo) hanno presentato un rapporto urgente sia al Consiglio d’Europa che alla presidenza della BCE che all’ufficio centrale della commissione bilancio e tesoro dell’Unione Europea, sostenendo che “la Grecia deve uscire, subito, temporaneamente dall’euro, svalutando la loro moneta del 20/ 30%, pena la definitiva distruzione dell’economia, arrivata a un tale punto di degrado da poter essere considerata come “tragedia umanitaria” e quindi cominciare anche a ventilare l’ipotesi di chiedere l’intervento dell’Onu”.

Silenzio assoluto.

Nessuna risposta.

Censura totale.

Nessun candidato alle elezioni in Italia ha fatto menzione della situazione greca attuale.

Ecco qualcosina che ho trovato in rete.



Grecia: anarchici torturati, Amnesty chiede un’inchiesta.

Emergono particolari scioccanti sul caso dei quattro giovani arrestati sabato e torturati dalla polizia ellenica. Lo scandalo supera i confini nazionali e Amnesty International punta il dito contro Atene.

Anche Amnesty International, in una nota diffusa ieri, ha chiesto l’apertura di una inchiesta sulle torture inflitte dalla polizia ellenica a quattro giovani arrestati lo scorso 1° febbraio 2013, perché sospettati di aver partecipato alla rapina di una banca di Kozani, nel nord della Grecia. Due dei quattro detenuti sono accusati di far parte del gruppo armato di ispirazione anarchica “Cospirazione delle cellule di fuoco”.

“Le autorità greche non possono pensare di risolvere i loro problemi con Photoshop. Questa cultura dell’impunità dev’essere fermata. Su questa vicenda occorre indagare in modo efficace, imparziale e approfondito, in modo che i responsabili siano identificati e portati rapidamente di fronte alla giustizia” ha dichiarato Amnesty International. Le foto dei quattro giovani con i volti tumefatti per le botte e le torture ricevute hanno fatto nei giorni scorsi il giro del mondo, dopo la pubblicazione delle immagini su alcuni siti istituzionali da parte delle autorità elleniche che hanno in questo modo voluto rivendicare gli arresti. Non prima di aver tentato di ritoccare e ripulire le istantanee a colpi di Photoshop, per cercare di cancellare parte delle prove dei pestaggi che comunque sono apparsi evidenti. Il “lavoro” di ripulitura delle foto infatti è stato fatto così male e di fretta che l’operazione è diventata un vero e proprio boomerang per il governo Samaras e in particolare per il ministero degli interni di Atene. Nel tentativo maldestro di cancellare le ferite più gravi gli improvvisati tecnici della polizia hanno completamente stravolto il viso di uno dei quattro giovani, mentre ad un altro hanno schiarito i capelli biondi così tanto da farli diventare quasi bianchi. E non è quindi bastato impedire ai quattro arrestati di contattare famigliari e avvocati per 24 ore, aspettando che le ferite provocate si rimarginassero almeno un po’.

Nel tentativo di salvare il salvabile la polizia ha affermato poi che i quattro sarebbero stati feriti nel corso dell’arresto e il ricorso alla forza si sarebbe limitato al necessario. Una versione poco credibile e smentita immediatamente. Medici e i familiari, infatti, hanno da subito denunciato che il brutale pestaggio è avvenuto proprio durante e subito dopo la detenzione, quando gli agenti hanno voluto punire gli arrestati per la matrice politica antisistema dei loro presunti crimini.

Uno degli arrestati, il ventenne Nikos Romanós, ha dichiarato: «I miei motivi erano politici. Considero me stesso prigioniero di guerra. Non mi considero una vittima. Non voglio querelare i poliziotti che mi hanno picchiato. Desidero che il mio maltrattamento sensibilizzi le coscienze dei cittadini».

Non è la prima volta che alcuni giovani vengono torturati dalla polizia. Nell’ottobre 2012, 15 manifestanti antifascisti avevano denunciato di essere stati torturati all’interno degli uffici del quartier generale della Polizia di Atene, il GADA, dopo il loro fermo durante una manifestazione antifascista nelle vie della capitale.

Fonte: contropiano.org (organizzazione comunista italiana)

Ecco l’inizio di un breve articolo che Barbara Spinelli ha pubblicato tre giorni fa, facendo capire qualcosa (ma senza spiegare un bel nulla, il consueto minuetto della sinistra nobile e miope): “I prìncipi che ci governano, il Fondo Monetario, i capi europei che domani si riuniranno per discutere le future spese comuni dell’Unione, dovrebbero fermarsi qualche minuto davanti alla scritta apparsa giorni fa sui muri di Atene: “Non salvateci più!”, e meditare sul terribile monito, che suggella un rigetto diffuso e al tempo stesso uno scacco dell’Europa intera. Si fa presto a bollare come populista la rabbia di parte della sinistra, oltre che di certe destre, e a non vedere in essa che arcaismo anti-moderno”.
Barbara Spinelli (http://www.blitzquotidiano.it/frase-del-giorno/barbara-spinelli-democrazia-scomparsa-agenda-monti-1437036/), “Se anche Keynes è un estremista”, La Repubblica, 6 febbraio 2013

Ecco come il sito di Le Monde, il più autorevole quotidiano francese comunicava la notizia con un pezzullo che, se non altro, avrebbe potuto incuriosire qualcuno:

La Grecia e il Portogallo devono uscire dall’Euro: la teoria di Hans-Werner Sinn

Non ce la fanno più, in Grecia. Non ci riescono e non riusciranno mai a riprendersi. Per questo, l’economista tedesco Hans-Werner Sinn, da sempre contrario agli aiuti, è sempre più convinto che la Grecia e il Portogallo debbano temporaneamente uscire dall’euro, svalutare le proprie monete del 30-40% e diventare così più competitive, ridando ossigeno alle loro economie e all’occupazione. Secondo Sinn, infatti, le politiche di austerità imposte dall’Europa non miglioreranno la situazione in questi Paesi, con il rischio che prima che arrivi la ripresa scoppino guerre civili. Solo se l’Eurozona accettasse l’uscita temporanea di uno stato membro, allora si potrebbe evitare il peggio.

Un’altra risposta alla crisi greca arriva dal capo divisione “business treasury, global banking & markets” del Royal Bank of Scotland, Moorald Choudhry, che ritiene necessaria la totale cancellazione del debito ellenico.

In Usa sono venuti a saperlo leggendo il Huffington Post on line, ripreso anche dal Wall Street Journal e dal canale televisivo Bloomberg che ha fatto un servizio sulla situazione greca. Da noi niente.

Ecco l’articolo apparso sul media statunitense, tradotto in italiano:

Grecia: Quanto tempo ancora per la Giunta?

una piccola panoramica di cosa succede in Grecia, solo temporanemanete fuori dai riflettori...

di Bill Frezza, HUFF POST – Si dice spesso che per avere un assaggio del nostro futuro dovremmo studiare le lezioni del passato. Oppure possiamo osservare il destino di coloro che camminano a pochi passi davanti a noi, nella strada che sembriamo destinati a compiere. Prendete la Grecia…

Gli sfortunati Greci sono riusciti a tenersi fuori dalle prime pagine dei giornali per un paio di mesi, ma la pentola in ebollizione della politica greca non ha smesso di bollire. Miseria diffusa e disperazione alimentano l’illegalità e la violenza. La sensazione che il paese sta cadendo a pezzi sta portando i partiti politici estremisti, sia di sinistra che di destra, a vomitare una retorica apocalittica e a riempire inesorabilmente il vuoto lasciato dal centro, screditato e al collasso.

Leggete le storie di tutti i giorni che compaiono sulla stampa greca (che si potrebbero trovare solo sepolte nelle ultime pagine dei giornali americani) e senza dubbio vi chiederete: “Fino a quando questa gente fiera sopporterà un tale degrado?”

CRISI DELLA GRECIA – Per combattere il contrabbando e l’esplosione dell’evasione fiscale, il governo greco ha aumentato le tasse sul gasolio per il riscaldamento domestico del 50 per cento. Con sorpresa di nessuno (tranne quelli che credono che le tasse non influenzano il comportamento), le vendite di gasolio per riscaldamento sono crollate del 75 per cento: otto greci su 10 sono passati alle stufe a legna. Questo ha fatto esplodere un buco di 400 milioni di euro sulle previsioni del gettito dell’imposta.

E da dove stanno prendendo tutto questo legno i Greci?
Stanno tagliando le foreste. Gli ambientalisti sono furiosi, mentre intere colline vengono spogliate. E’ stato anche riferito di un antico e venerato albero d’ulivo, sotto le cui fronde Platone insegnava ai suoi studenti, scomparso una notte per essere bruciato in qualche camino greco.

E dove è che va tutto quel fumo? Nell’aria vicino a Atene, che è diventata così carica di fuliggine e di smog che le autorità sono in allarme per il rischio di una crisi di sanità pubblica. La soluzione proposta? Il governo sta promuovendo l’uso di moderne, ecocompatibili stufe a legna!

Gli scioperi sono all’ordine del giorno, cosa che non dovrebbe essere sorprendente, dato che molti scioperanti non vengono pagati nemmeno quando si presentano al lavoro. La disoccupazione ha superato il 26 per cento, mentre la Grecia fa a gara con la Spagna per l’onore di essere al top del disastro economico europeo. La disoccupazione giovanile ha superato un incredibile 55 per cento. I capifamiglia anziani e di mezza età non vedono speranza per il futuro, e i suicidi sono schizzati alle stelle. Il club del baratto sta sostituendo la moneta, come i Greci riscoprono il vero significato del denaro. E mentre il mercato nero sta facendo un lavoro ammirevole per prevenire la fame, le conseguenze sulle entrate fiscali sono così disastrose che il governo sta considerando di vietare le operazioni in contanti superiori a 500 euro, per costringere i cittadini a utilizzare carte di credito o altri metodi di pagamento tracciabili.

Una serie di piccoli attentati e attacchi incendiari hanno scosso Atene. Bande di teppisti armati di bastone hanno preso di mira gli immigrati e le minoranze con pestaggi in corsa. Hanno sparato attraverso le finestre dei politici caduti in disgrazia. Un gruppo di guerriglia urbana il cui nome si può tradurre come “Circolo dei Fuorilegge/ Nucleo della minoranza militante fuorilegge”, rivendica attentati contro giornalisti colpevoli di difendere la politica del governo. Raramente ci sono degli arresti per questi reati.

Quanto tempo passerà prima che a qualcuno venga l’idea intelligente di mettere in scena un incendio del Reichstag?

Studiate il carattere greco e vi troverete un intreccio inesplicabile di contrasti. Da un lato, si rappresenta la caricatura di gente pigra, scansafatiche, evasori fiscali che sorseggiano ouzo con gli amici nella taverna, pagati per un lavoro del governo trovato dallo zio. D’altra parte, il greco ha uno spirito combattivo così feroce che anche Hitler lodò l’abilità marziale dei Greci: “Per amore della verità storica devo testimoniare che i greci, tra tutti gli avversari che ci hanno affrontato, hanno combattuto con grande audacia e disprezzo della morte.”

Chiunque ritiene che la situazione ormai fuori controllo della Grecia si concluderà in pace sta sognando. Non vi è alcun piano credibile per una ripresa economica. Il PIL greco sta implodendo. Le multinazionali stanno levando le tende, a volte vendendo le loro operazioni greche a un euro solo per uscirne. Nessun investitore straniero sano di mente metterebbe i soldi in un nuovo business lì, e gli imprenditori locali che cercano di farlo, di solito restano strangolati in un groviglio di burocrazia che nessuna mazzetta può districare. L’industria del turismo è ancora appesa a un filo, ma quando scioperi e violenze oltrepasseranno la soglia di fastidio e le prime notizie di vittime straniere arriveranno ai titoli dei giornali, i turisti internazionali rapidamente andranno altrove.

E così la pentola a pressione bolle e l’orologio fa tic tac.

Articolo originale: Greece: How Long Until Junta? (http://www.huffingtonpost.com/bill-frezza/how-long-until-junta_b_2542993.html)

Ecco un articolo apparso in Italia, in rete, che non ha avuto alcuna eco né diffusione.

Allarme bilancio per la Grecia in recessione

di: Andrea Perrone (http://www.rinascita.eu/index.php?action=search&q=Andrea+Perrone&dove=f) a.perrone@rinascita.eu

È sempre critica la situazione economica della Grecia per l’aggravarsi dei conti pubblici, mentre proseguono le manifestazioni di tutte le categorie per opporsi alle manovre lacrime e sangue decise dal governo ellenico e imposte dalla troika dell’usura internazionale (Ue-Bce-Fmi).
L’allarme sui conti del Paese è partito direttamente dal ministero delle Finanze greco che ha rivelato una decisa diminuzione degli introiti nel mese di gennaio. Secondo informazioni infatti dello stesso dicastero, le entrate si sono ridotte del 7% rispetto all’obiettivo fissato e del 16% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. L’ammanco, secondo le fonti, ha raggiunto quota 305 milioni di euro ed è dovuto soprattutto alla diminuzione delle entrate dell’Iva, ridottesi del 15% per effetto del calo del giro degli affari e del consumo del gasolio da riscaldamento. Un segnale molto chiaro del livello raggiunto dalla crisi economica frutto dell’austerità e della conseguente recessione che strozza famiglie e imprese elleniche. A questo si aggiunge la difficile situazione sociale che rappresenta una vera e propria polveriera a causa della disoccupazione record in aumento crescente, pari al 26,8%, mentre quella giovanile tocca addirittura il 56,6%.
Nel Paese intanto proseguono senza sosta le proteste di moltissime categorie, fra cui quelle degli agricoltori e dei portuali. Tensioni e parapiglia alle manifestazioni degli agricoltori. Migliaia di persone si sono messe in coda, davanti a una sede ministeriale ad Atene, per approfittare della distribuzione gratuita di cibo voluta dagli stessi agricoltori decisi a protestare contro gli alti costi di produzione. A questo scopo i coltivatori hanno chiamato a raccolta pensionati, indigenti e disoccupati per riempire i loro sacchetti di frutta e verdura, e in questo modo condannando la politica di austerità e recessione voluta dal governo del primo ministro conservatore Antonis Samaras. E se gli agricoltori non intendono cedere anche i portuali sono sul piede di guerra, pronti a tutto. Dopo giorni di sciopero, per tutta risposta però il governo ha inviato le forze del’ordine in tenuta antisommossa sui moli del porto del Pireo. I contadini delle isole dal canto loro hanno dato l’assalto ai traghetti per obbligarli a levare le ancore e non far marcire i prodotti raccolti dalle loro terre. Nel frattempo mentre gli agricoltori protestavano anche i marittimi facevano sentire la loro voce, con uno sciopero generale attraverso il quale chiedevano gli arretrati e si opponevano con decisione alla riforma del settore, che li potrebbe danneggiare irrimediabilmente. A impugnare la bandiera della protesta nei porti del Pireo sono ormai da alcuni giorni con una serrata senza sosta proprio i marittimi ellenici. Le loro richieste si fondano sul pagamento immediato degli stipendi arretrati, visto che molti armatori approfittano della crisi che attanaglia il Paese per rallentare il pagamento del loro compenso mensile, e, soprattutto, per la decisa opposizione alla riforma avviata dal governo che prevede la liberalizzazione del settore, tanto più che la flotta della capitale ellenica rappresenta la prima industria del Paese in grado di generare ben il 16% del Prodotto interno lordo.

Ma le misure di austerità e di stampo iperliberista rischiano di far chiudere molti istituti come il Pammakaristos, che ospita ben 130 tra bambini e adulti affetti da disabilità mentale. Il taglio del 62% dei fondi pone un grande punto interrogativo sul loro futuro e su quello delle loro famiglie che non sono in grado di accudirli a tempo pieno, 24 ore su 24. a questa già difficile situazione si aggiunge il mancato pagamento degli stipendi e una riduzione degli stessi per i 50 impiegati che si prendono cura dei piccini, molti dei quali soffrono di una grave sindrome, l’autismo, che provoca alterazioni nella comunicazione e nei rapporti sociali. Difficile risulta essere anche la situazione economica di questi lavoratori che non ricevono uno stipendio da cinque mesi. In più la situazione potrebbe ulteriormente peggiorare a causa dell’offerta da parte delle istituzioni di 11 euro al giorno a disposizione dell’Istituto per ogni assistito. Cifra questa assolutamente bassa per coprire le spese di pasti, personale medico e scolastico. Per quanto sta accadendo in Grecia e altrove nell’Eurozona bisogna come sempre ringraziare i tecnocrati di Bruxelles e i banksters dell’usura internazionale che stanno facendo di tutto per arricchirsi a piene mani dalla crisi da loro innescata.

Consiglio a tutti di leggere un lunghissimo, esaustivo articolo del Prof. Eric Toussaint, docente di Scienze Politiche all’Università di Liegi e ordinario di Storia moderna e contemporanea presso l’università di Sorbona a Parigi, nonché Presidente del Comitato per l’Annullamento del Debito del Terzo Mondo e membro del CAIC (Commissione presidenziale di controllo integrale del credito pubblico) in Francia.
(lo trovate qui: Link: http://www.investireoggi.it/economia/la-grecia-verso-il-default-uscire-dalleuro-per-non-morire/#ixzz2KJqp1U6c “Grecia-Germania: chi deve a chi? Creditori protetti, popolo greco sacrificato” di Eric Toussaint).

E’ un intervento molto lungo e tecnico ma ritengo che sia utile per chiunque abbia la curiosità, la pazienza, il tempo, l’energia e la passione civica europea di voler capire che cosa è accaduto in Grecia e che cosa sta accadendo. Questo intervento, il professore lo ha pubblicato sul suo sito in data 16 novembre 2012, alla vigilia del default greco, inviandolo anche alla BCE e al Consiglio d’Europa.. Ma all’ultimo momento (naturalmente senza che nessuno di noi sapesse nulla) hanno deciso di “salvare” la Grecia, lo scorso dicembre, ovverossia hanno dato altri 16 miliardi di euro d’aiuto che hanno portato il totale debito a 350 miliardi di euro, superiore del 152% al pil greco, il che vuol dire che “tecnicamente” non potranno mai pagare nulla. Di quei 16 miliardi avuti, 15 sono stati versati immediatamente per pagare gli interessi consolidati sul debito pregresso, consentendo in tal modo alle banche tedesche, francesi e italiane di poter presentare dei bilanci in attivo.

Ecco che cosa si sono inventati, detto in massima sintesi:

le banche europee sono al collasso, tutte; la Grecia e il Portogallo sono diventate fondamentali per organizzare un giro di fatture contabili da accreditare al sistema bancario europeo; si comportano nel seguente modo: la BCE presta 10-20 miliardi alla Grecia all’interesse ufficiale dell’1%, sostenendo che così si riprende; il governo si prende la sua bella tangente e ringrazia; il giorno dopo fa un bonifico e usa quei soldi per pagare gli interessi alle banche private europee che è calcolato in un originale 9% al quale va aggiunto il successivo 12% per il ritardo e poi aumentato di altri interessi per via di un meccanismo matematico-finanziario che si chiama “anatocismo” che significa il calcolo del debito di interesse sull’interesse non pagato in modo tale da raggiungere una cifra vertiginosa perché gli interessi si sommano in progressione geometrica. In tal modo, le banche europee possono mostrare bilanci in profitto relativi a soldi che NON hanno avuto dalla BCE e che vengono iscritte in bilancio come se fossero guadagni di esercizio. La BCE applaude e dice: “ma voi banche siete solidissime, allora vi presto dei soldi perché avete i conti a posto”. Se la Grecia e il Portogallo dichiarano di non pagare più, le banche europee di ogni singolo paese sono costrette a vedersela con i propri debiti VERI, quelli non immessi in bilancio. Quindi loro (compresi noi italiani) devono a tutti i costi mantenere in vita il sistema bancario greco-portoghese, per evitare che falliscano MPS, Unicredit, Societè General, Dredsner Bank, Santander, ecc.

E la Grecia e il Portogallo affondano senza nessuna speranza MAI di potersi riprendere. Le persone, le esistenze degli esseri umani coinvolti in questo giochetto non contano, non vengono prese in considerazione.

Noi italiani le abbiamo sulla nostra coscienza, è inutile girarci intorno.

Noi italiani, come nazione e come stato, stiamo affamando, affondando e distruggendo due paesi, la loro popolazione, con l’unico obiettivo di nascondere i nostri debiti, pensando di poterla far franca, senza capire che si tratta soltanto di questione di tempo.

Il che, oltre a essere stupido e criminale, è infantile e perdente.

E’ come pagare uno strozzino indebitandosi con un altro strozzino.

Io non voglio avere sulla coscienza le vite di milioni di greci e portoghesi per consentire ai miei concittadini di guardare il festival di Sanremo così ricco e pieno di allegri e costosissimi cotillons..

Trovo, tra l’altro, ignobile l’attività di censura imposta dall’Unione Europea su ciò che sta accadendo in Grecia, perché a Bruxelles sono terrorizzati all’idea che possa scattare un fenomeno di emulazione.

Così come trovo davvero surreale che si parli di budget dell’Europa senza far menzione del fatto che un paese membro dell’euro è collassato e sono alla vigilia di una esplosione di violenza sociale che non sono più in grado di poter contenere.

Neppure il minimo accenno.

Che cosa c’è da fare, dunque?

Sapere e avere il coraggio di informarsi.

Capire che i partiti attualmente candidati (PD PDL Udc Lega Nord Monti lista civica) sono intercambiabili e complici di questo meccanismo. Lo hanno fatto in Grecia, lo stanno facendo in Portogallo, lo faranno anche da noi e in Spagna.

Votare per loro, vuol dire contribuire ad aumentare le possibilità che si realizzi il loro piano.

L’immagine che vedete in bacheca è relativa a una pietra miliare della nostra civiltà: è un antico teatro greco dove è nata e si è sviluppata la tragedia greca.

Ci dormono oggi i senzatetto il cui numero è in gigantesco aumento.

I turisti non ci vanno più perché il ministero lo ha chiuso al pubblico trasformandolo in un dormitorio pubblico del disagio collettivo.

La trovo una immagine agghiacciante.

Questa è l’immagine che l’Europa esporta nel mondo.

Non si può rimanere indifferenti dinanzi a tutto ciò.

E a chi chiede: “ma io che cosa posso fare?” non posso che rispondere: “puoi molto, puoi moltissimo: puoi non votarli più”.

Perché se i loro suffragi crollano e il sostegno elettorale del popolo italiano verrà loro meno, allora, saranno inevitabilmente costretti a rifare i conti, rivedere le loro posizioni, cambiare rotta.

E così, nel nostro piccolo, avremmo dato un contributo anche ai greci e ai portoghesi.

Si tratta di coniugare intelligenza a solidarietà attiva.

Questo vuol dire essere davvero europei.

A questo serve la Cultura: a ricordarci come si fa sentirsi semplicemente Umani.

Sergio Di Cori Modigliani
Fonte: http://sergiodicorimodiglianji.blogspot.it/
Link: http://sergiodicorimodiglianji.blogspot.it/2013/02/amnesty-international-denuncia-il.html

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