13 maggio 2007

Chi insegna, fa pigliare pesci !

Se dai un pesce ad un uomo,
si nutrirà una volta.
Se gli insegni a pescare,
mangerà tutta la vita.
Se i tuoi progetti valgono un anno,
semina il grano.
Se valgono dieci anni,
pianta un albero.
Se valgono cento anni,
istruisci un uomo.
Seminando una volta il grano,
raccoglierai una volta.
Piantando un albero, raccoglierai dieci volte.
Istruendo le persone,
raccoglierai cento volte.

Kuan-Tsen
(secolo VII a.C.)

1 commento:

marjma ha detto...

Parole sante.
Questo testo dovrebbe tappezzare i muri delle scuole e quelli del Ministero della Pubblica istruzione. Per ridare più energia agli insegnanti, che ne hanno tanto bisogno, e per smuovere i burocrati della scuola italiana, che ormai langue e da molto tempo.
Ma basterà l'antico pragmatismo cinese a salvarci? Purtroppo no.
Ai Docenti di tutta Italia dico: "uniamoci e facciamo sentire la nostra voce e in tutti modi".
Spieghiamo con forza che con stipendi da fame, oggi più di ieri, non ci si aggiorna e se non ci si aggiorna non si ha niente da insegnare.
Aggiornarsi, per i docenti, significa "coltivare" e approfondire l'interesse per ciò che si insegna, nella certezza che ciò che ci appassiona, non dico sempre, ma con buona probabilità, si trasmette naturalmente ed efficacemente, con intensità e livore.
Aggiornarsi, per i docenti, significa acquistare tanti libri diversi e con buona frequenza, disporre di strumenti tecnologici sempre più nuovi, per poterli dominare, significa poter viaggiare senza problemi, per fare esperienze sempre nuove che danno linfa vitale alla professione docente.
Quanto detto si traduce semplicemente in "un tenore di vita più alto" che è assolutamente lontano e irraggiungibile.
I docenti sono fisiologicamente e costantemente sotto i riflettori dell'utenza, quelli stimabili già godono della stima dei più; gli altri no. E magari sono i più stressati e nevrotici (sebbene tra questi ultimi per ovvi motivi ce ne sono alcuni stimabilissimi).
Ma non è questo il punto. Non abbiamo bisogno di gratificazioni morali, più o meno false, nè di improbabili analisi valutative, condotte magari da incompetenti. E' solo un problema economico e di tenore di vita insostenibile per chi ha a che fare con la recente domanda di istruzione e di educazione. Dispiace dirlo e ribadirlo, come rischiare di apparire venali e cinici, sapendo di essere idealisti e appassionati operatori della scuola.
Un dubbio ci assale di tanto in tanto: "Non sarà che la sopravvivenza di un potere politico corrotto, come quello italiano, presupponga un elettorato ignorante e acritico?"

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